Il contributo del recupero dei PFU alla green economy

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Il Green Economy Report (GER) di Ecopneus, giunto alla sua quarta edizione, è stato presentato a Roma il 27 giugno. Il documento, predisposto secondo la metodologia messa a punto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, fornisce un quadro aggiornato al 2016 delle prestazioni di Ecopneus, il principale consorzio italiano per gestione degli PFU.

Il report evidenzia anche il contributo fornito da questa organizzazione alla crescita della green economy italiana, ossia: 63 milioni di euro di valore economico distribuito ogni anno a una filiera industriale di 100 imprese qualificate che sta crescendo e che occupa oggi circa 700 persone. Un sistema che nel 2016 ha gestito oltre 250 mila tonnellate di PFU, avviando il 56% del trattato a recupero di materia, il 44% a recupero di energia, e assicurando importanti benefici ambientali pari a 579 mila tonnellate di CO2 evitate, 419 mila tonnellate di risorse non consumate e più di 2 milioni di m3 di acqua risparmiata.

Nell’arco dei suoi sette anni di vita, grazie al Consorzio, sono state recuperate 1.400.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso, pari a più di due volte la circonferenza terrestre e prodotti 80.000 tonnellate di granuli e polverini, che sono diventati nuove strade, materiali per edilizia, superfici sportive etc.

Un percorso virtuoso che affianca allo sviluppo degli impieghi della gomma riciclata anche iniziative educative e speciali come quelle del progetto contro l’abbandono degli PFU in Terra dei fuochi. #Scampiarinasce ne è un esempio.

Nell’ambito dell’evento, sono stati presentati anche i risultati dello studio condotto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile – “PFU, Energia vs. Materia: analisi comparativa degli impatti ambientali ed economici” – nel quale sono stati messi a confronto costi e benefici derivanti dalla valorizzazione energetica e dal riciclo di 400 mila tonnellate di PFU prodotti in Italia.

In particolare, è stata predisposta un’analisi comparativa degli impatti ambientali, attraverso l’elaborazione delle impronte ambientali, sulla base di un analisi di ciclo di vita, e socio-economici, tramite l’approccio delle matrici intersettoriali dell’economia, tra due scenari “estremi”: il full energy recovery, che prevede l’avvio a valorizzazione energetica in cementificio del 100% degli PFU raccolti in Italia, e il full recycling, nel quale tutti gli PFU raccolti sono avviati a produzione di granulo e polverino.

Secondo i risultati del Report, gli evidenti vantaggi derivanti dal recupero energetico sarebbero ulteriormente superati da quelli illustrati nello scenario full recycling, grazie al quale si eviterebbero ogni anno circa 500.000 tonnellate di emissioni di CO2, pari alle emissioni di quasi 300.000 auto in un anno, si risparmierebbero risorse naturali, fossili e minerali equivalenti al peso di 100 Torri Eiffel e 1 milione di metri cubi di acqua, pari a circa 450 piscine olimpioniche. Molto interessanti risultano anche i benefici occupazionali ed economici, in particolari tenendo conto delle risorse liberate per investimenti a scala nazionale grazie alle importazioni evitate di materia prima vergine.

Indirizzare il Paese verso il pieno riciclo dei PFU rispetto all’opzione del recupero energetico consentirebbe, grazie al risparmio sulle importazioni, di generare oltre 360 milioni di euro di ulteriore Valore aggiunto ogni anno e poco meno di 6 mila nuovi posti di lavoro. Si conferma, in questo modo, che puntare sul riciclo, anche in una filiera apparentemente difficile come quella degli PFU, conviene da tutti i punti di vista, nel solco della green economy.

Ed è proprio su questa scia che, tra gli interventi susseguitisi nel corso dell’evento, il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Raffaele Tiscar, ha dichiarato che il decreto End-of-Waste sugli PFU ha recentemente ultimato il suo iter all’interno nel MATTM ed è stato inviato al Consiglio di Stato.

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Download “Green Economy Report Ecopneus |2016”