I prezzi dei crediti di carbonio sono troppo bassi, la Gran Bretagna chiede l’intervento dell’Ue

Se i crediti di carbonio, i cosiddetti EU emission allowances (EUA), i permessi per inquinare, rimangono sotto i dieci euro, l'Unione Europea deve fare qualcosa per sostenere il mercato: è quanto afferma Ed Miliband, ministro britannico per l'energia e i cambiamenti climatici.

 

Con la recessione economica infatti la domanda di energia è diminuita e questo ha causato un collasso dei prezzi necessari a ottenere i permessi.

 

La preoccupazione riguarda essenzialmente i meccanismi di mercato che devono essere in grado di mantenere prezzi adeguati, affinché le aziende trovino conveniente passare alle energie rinnovabili o, nel caso di centrali a carbone, impiegare tecnologie come la cattura e l’immagazzinamento del carbonio.

 

In realtà non tutti gli esperti sono favorevoli a questo tipo di interventi sul mercato. C’è chi sostiene infatti che creare dei prezzi artificiali potrebbe trasformare il mercato del carbonio in un’anomalia, scoraggiando così gli eventuali investitori.

 

Sulla stessa linea del ministro britannico è invece la Deutsche Bank che ha presentato un rapporto in cui chiede ai legislatori europei di intensificare gli sforzi per giungere a definire presto, in vista della conferenza di Copenhagen, un accordo post-Kyoto che sia in grado di correggere i difetti dell’attuale Protocollo, di cui il sistema dei crediti fa parte.

 

Gli analisti della banca tedesca sostengono che i legislatori europei dovrebbero modificare la direttiva relativa all’Emission Trading Scheme introducendo una revisione annuale dei tetti di emissione a partire dal 2020 e indagando la possibilità di introdurre un sostegno ai crediti di carbonio (EUA) a partire dal 2013.

 

(Fondazione per lo sviluppo sostenibile)

 

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