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A seguito dell’adozione del  Pacchetto Clima-Energia , nel 2008 la Commissione europea ha lanciato il Patto dei Sindaci con l’obiettivo di promuovere il coinvolgimento diretto delle Amministrazioni locali nella lotta al cambiamento climatico. Si tratta di una iniziativa innovativa nell’ambito della lotta al cambiamento climatico, che integra le tradizionali politiche nazionali con specifiche iniziative “dal basso” direttamente collegate alla dimensione europea, secondo un approccio definito di “governance multi-livello”. L’iniziativa ha avuto un grande successo, arrivando a coinvolgere in meno di cinque anni oltre 4 mila Enti locali e 160 milioni di cittadini europei: in questo quadro l’Italia svolge un ruolo importante, essendo il primo paese europeo per numero di adesioni.

L’impegno

Il Sindaco firmatario, attraverso la sottoscrizione della Dichiarazione del Patto dei Sindaci, s’impegna a perseguire a scala locale l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 20% al 2020. Si tratta di un obiettivo importante, per rispettare il quale l’Amministrazione locale è chiamata a intraprendere un pluriennale percorso di innovazione in tutti i campi, dall’edilizia ai trasporti, dalla produzione locale di energia alla gestione del ciclo dei rifiuti, dalla governance interna alle forme di partecipazione e coinvolgimento pubblico. Pur trattandosi di una iniziativa volontaria, il Patto dei Sindaci prevede una serie di scadenze temporali che il comune è chiamato a rispettare, pena la sospensione dall’iniziativa, insieme ai criteri metodologici funzionali a garantire la qualità e la credibilità dell’intero processo.

Il percorso dalla firma al 2020

Quello che deve essere intrapreso dai comuni aderenti all’iniziativa è un percorso predefinito, che in prima battuta termina al 2020 con il raggiungimento – si spera – dell’obiettivo indicato (ma il processo può ovviamente proseguire anche dopo tale data, fissando nuovi e più ambizioni obiettivi). Tale percorso può essere distinto in quattro diverse fasi: avviamento del processo; pianificazione; implementazione; monitoraggio. La prima fase, di avviamento, serve a porre le condizioni affinché possano svolgersi nel migliore dei modi le fasi successive, e in particolare prevede; la creazione di una struttura interna di coordinamento alla quale partecipano il Sindaco, il responsabile comunale del Patto e i rappresentanti dei principali settori che possono essere interessati da azioni in materia di energia sostenibile; il coinvolgimento dei portatori di interesse locali (stakeholders) che svolgono un ruolo attivo già nelle prime fasi del processo e con i quali devono essere condivisi gli obiettivi e le modalità contenute nel documento di piano.

La seconda fase è quella della pianificazione vera e propria, ed è regolata dalle linee guida del Joint Reseach Centre. I sindaci firmatari si impegnano a presentare, entro un anno dall’adesione, un Inventario di Base delle Emissioni (BEI, Baseline EmissionInventory) e un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES o SEAP -Sustainable Energy Action Plan). Il BEI quantifica i consumi energetici e le emissioni di CO2 connesse alle attività svolte sul territorio comunale nell’anno di riferimento, ossia il 1990 o quello subito successivo per il quale si dispone di informazioni sufficienti. La predisposizione del BEI rappresenta quindi un prerequisito per l’elaborazione del SEAP, permettendo di individuare e dimensionarele aree di intervento prioritarie. Gli inventari effettuati successivamente all’anno base (MEI, MonitoringEmissionInventory) consentiranno di valutare il livello di riduzione di CO2 e, se necessario, di prendere ulteriori provvedimenti.

Il SEAP è il documento chiave dell’intero processo, nel quale i firmatari fissano l’obiettivo di riduzione delle emissioni scelto per il 2020, in genere superiore al 20%, e descrivono le azioni attraverso le quali intendono perseguirlo, indicando i tempi e le modalità di svolgimento, i costi e i meccanismi di finanziamento, i soggetti coinvolti e le responsabilità.

 

Le azioni sono articolate nelle seguenti categorie:

1. Edifici, attrezzature/impianti e industrie5. Pianificazione territoriale
2. Trasporti6. Appalti pubblici
3. Produzione locale di energia elettrica7. Coinvolgimento di cittadini e portatori di interesse
4.Teleriscaldamento/raffrescamento/cogenerazione8. Altro

 

Le ultime due fasi, quella di implementazione e quella di monitoraggio e reporting, sono strettamente connesse tra di loro. La fase di implementazione prevede la realizzazione delle azioni indicate nel documento di piano. Essa occupa tutta la durata del processo e anche di più, includendo spesso azioni già in essere al momento della sottoscrizione dell’iniziativa. Il monitoraggio accompagna la fase attuativa del processo e consente di valutare sia il grado di realizzazione delle azioni sia i loro impatti in termini di emissioni di gas serra. Con cadenza regolare, ogni due anni a partire dalla trasmissione del SEAP, il comune deve infine rendicontare al Patto dei Sindaci circa i progressi effettivamente ottenuti in relazione all’obiettivo indicato nel Piano. L’insieme delle fasi di implementazione e di monitoraggio e reporting rende dinamico l’intero processo, consentendo di intervenire sia nella fase di realizzazione delle iniziativesia sullo stesso documento di piano – che non è mai chiuso – e costruendo così un meccanismo efficace per guidare il comune al target 2020.

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