NEWS / CAPITALE NATURALE - INFRASTRUTTURE VERDI - AGRICOLTURANEWS / STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY

Conclusa con successo la prima sperimentazione di raccolta dei rifiuti sul fiume Po

26 Mar 2019

Il progetto sperimentale “Il Po d’AMare”, predisposto da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, dai Consorzi Corepla e Castalia, realizzato in collaborazione con l’Autorità di Bacino per il Po e con il patrocinio del Comune di Ferrara e AIPO, per quattro mesi ha intercettato rifiuti e plastiche galleggianti sul più grande fiume italiano. Leggi tutto...

Il Museo Ferroviario di Pietrarsa sceglie la sostenibilità per “Vino, Viaggi, Vite”

14 Giu 2018

Un museo sostenibile per un evento sostenibile. Il 19 giugno prossimo gli imprenditori del vino si riuniranno al Museo Ferroviario di Pietrarsa per «Vino, viaggi, vite», il primo evento sostenibile certificato secondo lo standard internazionale ISO 20121 del sito museale della Fondazione FS. Leggi tutto...

Nuovo vertice per Legambiente, Ciafani Presidente

20 Mar 2018
Nuovo vertice per Legambiente. L'assemblea dei delegati ha rinnovato, infatti, il gruppo dirigente dell’ associazione: Stefano Ciafani è il nuovo presidente nazionale e lascia il ruolo di direttore generale a Giorgio Zampetti, il responsabile scientifico di Legambiente. Leggi tutto...
NEWS / MOBILITA' SOSTENIBILE

La community della sharing mobility cresce, l’Osservatorio al lavoro per la seconda Conferenza Nazionale

4 Set 2017

L’Italia della mobilità condivisa non si ferma. L’Osservatorio sulla Sharing Mobility, nato nel 2015 da un’iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per creare un tavolo di cooperazione tra operatori, istituzioni e società civile, è al lavoro per preparare il nuovo Rapporto e la seconda Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, prevista per dicembre prossimo. Leggi tutto...

NEWS / ENERGIA E CLIMANEWS / REPORTING - GREEN STRATEGIES - ECOINNOVAZIONE

Con l’Ecobonus nel 2016 record investimenti per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche

14 Set 2016

Tra il 1998 ed il 2016 grazie alle detrazioni fiscali per il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio sono stati attivati investimenti per 237 miliardi di euro. Di questi, 205 miliardi sono stati finalizzati ad interventi di ristrutturazione edilizia e 32 per la riqualificazione energetica. Leggi tutto...

Gestire l’Accordo di Parigi

16 Dic 2015

 

Infatti:

187 governi di altrettanti Paesi, compresi tutti i grandi emettitori di gas serra, Cina in testa, hanno dichiarato necessari rilevanti impegni di riduzione - e impegnative politiche di adattamento - e hanno dichiarato impegni nazionali di riduzione, stipulando un patto per verificare periodicamente e globalmente questi impegni;

hanno affermato un obbiettivo più ambizioso di quello annunciato come prevalente alla vigilia, introducendo la necessità di stare molto al di sotto dei 2°C e di fare ogni sforzo per non aumentare la temperatura media globale rispetto all'era preindustriale di più di 1,5°C;

l'accordo entrerà in vigore, e sarà valido per tutti i Paesi che hanno aderito alla Convenzione quadro del 1992 (quasi tutti, Stati Uniti e Cina compresi), quando sarà sottoscritto da almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra: quorum che sarà prevedibilmente raggiunto e darà ulteriore forza politica a questo accordo.

Il processo globale messo in moto da queste tre importanti novità avrà rilevanti impatti sugli investimenti mondali nelle fonti fossili (è prevedibile, e previsto, un calo di quelli nel petrolio e nel carbone); innescherà un assai probabile ulteriore balzo di quelli nelle rinnovabili, nel risparmio energetico, nella mobilità sostenibile e un generale maggiore impegno nell'eco-innovazione. Questo processo mondiale, come previsto (e ormai auspicato?) anche dall'OCSE e dall'IEA, porterà all'estensione di forme di carbon pricing a nuovi settori e nuovi Paesi. L'insieme di questi fattori farà crescere, con buona probabilità, la competitività della green economy, la sua forza di sviluppo e di penetrazione, con effetti potenzialmente moltiplicatori.

Ma come affrontare i punti deboli (gli strumenti per raggiungere gli obiettivi), o rinviati dall'Accordo di Parigi a verifiche successive (impegni nazionali di riduzione delle emissioni più consistenti e corrispondenti al target di 1,5°C)?

Visto che è ufficialmente riconosciuto che gli attuali impegni nazionali dichiarati dai 187 Paesi per il 2025 e il 2030, sono un passo importante, ma non sono sufficienti per stabilizzare l'aumento delle temperatura a 1,5°C - porterebbero invece ad un aumento medio della temperatura, con buona probabilità, ben oltre i 2°C - sarebbe bene non perdere la spinta positiva verso una low carbon economy alimentata dall'Accordo di Parigi, impegnandosi da subito per migliorarli e per attivare politiche e misure più efficaci da parte dei Governi, ma anche dalle amministrazioni regionali, locali e dalle imprese. Così da arrivare alla prima verifica dell'Accordo - quella prevista con la rendicontazione del 2018 - con numeri più sostenibili e in modo che alla COP di revisione - prevista un po' troppo avanti, nel 2023 - la situazione non sia compromessa e l'obiettivo del contenimento dell'aumento della temperatura media entro 1,5°C, sia ancora possibile.

E anche l'Europa e l'Italia dovrebbero fare la loro parte sulla via del miglioramento dei rispettivi impegni per il nuovo target di 1,5°C. L'Europa migliorando i target al 2030 delle rinnovabili e dell'efficienza energetica e l'Italia migliorando la strumentazione e le sue politiche per la mitigazione climatica.

Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana

13 Gen 2015

“Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana” il tema scelto per la III edizione che è stato affrontato da vari punti di vista: le esperienze europee ed internazionali, l’approfondimento di 7 temi strategici per una green economy, la visione e le iniziative delle imprese italiane.

Fin dalla loro nascita gli Stati Generali hanno avuto l’obiettivo di chiamare a raccolta le forze della green economy italiana per costruire, attraverso l’originale metodo dell’elaborazione partecipata, un programma politico-strategico per imprimere all’economia italiana un nuovo corso, un green New Deal, come la più credibile e solida via d’uscita dalla crisi economica.

Le imprese della green economy hanno risposto e proseguono il proprio impegno con convinzione e determinazione. Come evidenziato dal Presidente Edo Ronchi nella sua relazione introduttiva, inItalia il 25% delle aziende, fino a 250 dipendenti, offre prodotti o servizi ecologici e un altro 7% intende offrirli nei prossimi due anni1.  Anche l’OCSE, nel Rapporto Green Growth Indicators 2014, rileva che gli effetti della crescita verde sono profondi seppur difficili da cogliere a livello statistico a causa del metodo che tende a misurare le attività verdi anziché le trasformazioni verdi dell’economia e dei cicli di produzione e consumo.

L’area delle imprese che si muovono verso una green economy sta rapidamente crescendo e risulta essere ormai sempre più riduttiva l’interpretazione che le vede come un settore dell’economia e le relega al campo esclusivo della produzione di beni e servizi ecologici. Come proposto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile nel Rapporto Green Economy 2014 è necessario, per avere una visione corretta delle cose, allargare l’orizzonte green anche a quelle imprese che pur non producendo prodotti specificamente ambientali hanno adottato business modelche vanno nella direzione del miglioramento dell’efficienza - in termini di materiali, energia, trasporto, distribuzione – e della riduzione degli impatti ambientali dei propri prodotti e processi produttivi.

È stata presentata, quindi, agli Stati Generali 2014 la proposta di un nuovo approccio metodologico che si fonda sull’individuazione di due tipologie di impresa green:

• Imprese«core green»: che producono beni e serviziambientali che comprendono ormai una vasta gamma di attività: dal riciclo alle rinnovabili, dalla mobilità sostenibile all’agricoltura di qualità ecologica, dalla fornitura di servizie la realizzazione di prodotti specificamente ambientali, di beni modificati peresseregreeno“puliti”,fino alla vasta gamma di tecnologie ambientali;

• Imprese«go-green»: che adottano modelli green di business, con elevate prestazioni ambientali, pur non producendo beni e servizi ambientali.

Molti imprenditori, pur non appartenendo alla zona core della green economy, si percepiscono come imprenditori green e la propria strategia di impresa è costruita sulla base di una visione green. Essi hanno colto, inoltre, le proficue conseguenze economiche e occupazionali del miglioramento in chiave ambientale dei propri processi produttivi, dell’eco-innovazione, dell’integrazione di principi di sostenibilità nella gestione e nella rendicontazione delle proprie attività nonché nelle scelte strategiche di sviluppo dell’impresa.

Come testimoniato dall' Indagine sugli orientamenti degli imprenditori della green economy2, il 94%degli imprenditori intervistati si è detto d’accordo con l'idea che "Un'impresa tradizionale può avviarsi verso una green economy se realizza un serio programma di interventi e di investimenti finalizzati araggiungere un'elevata qualità ecologica del processo produttivo, dei beni e dei servizi”.

L'Indagine ha dimostrato la pressoché totale convergenza degli imprenditori green verso una comune visione dell’economia. Non è stato chiesto loro, infatti, un consenso sulla green economy ma è stato chiesto di esprimere il proprio consenso su affermazioni sia green che di carattere economico e di politiche pubbliche di ordine generale. Ed è in questo che si riscontra l’interessante convergenza. Gli imprenditori della green economy hanno una visione generale dell’economia condivisa e stanno iniziando a fare squadra e a far sentire la loro voce.

Gli Stati Generali, in questi anni, hanno rappresentato anche e soprattutto un processo culturale, formativo ed informativo, che ha contribuito a sviluppare delle proposte concrete e partecipate per lo sviluppo di una green economy in Italia e a creare un orizzonte di valori condiviso da parte delle imprese coinvolte. Come è proprio di ogni movimento culturale anche la green economy ha cercato momenti di confronto e interlocuzione con i vari governi che si sono avvicendati dal 2012 ad oggi. L’avvio dell’interlocuzione è, tuttavia, solo la naturale conseguenza di quello che è un fatto: la rappresentatività e consistenza, la chiarezza di visione e prospettiva, nonché il crescente peso, del mondo della green economy e della convinzione (supportata dai fatti) che la green economy sia la via maestra per uscire dalla crisi italiana.

I documenti presentati agli Stati Generali sono costruiti nel corso dell’intero anno che precede l’appuntamento di Rimini attraverso il lavoro del Consiglio nazionale, dei Gruppi di lavoro, degli eventi pubblici di consultazione. Quest’anno anche a Rimini, attraverso le 7 sessioni tematiche di approfondimento e consultazione del pomeriggio del 5 novembre, si è svolto un processo di consultazione che ha coinvolto quasi 700 stakeholder. Dibattere, confrontarsi e pervenire ad una sintesi delle diverse posizioni è stato uno degli elementi fondativi del “metodo” degli Stati Generali e ne costituisce ad oggi il principale valore aggiunto. Questo metodo sta aiutando le imprese, in maniera trasversale rispetto ai singoli settori di appartenenza, a sviluppare una cultura di impresa comune e la consapevolezza della propria responsabilità sociale.

Gli Stati generali del 2014 chiedono cambiamenti per uscire dalla crisi realizzando la svolta della green economy. In che modo?

1. Ponendo – a livello politico e di governo nazionale, regionale e locale - lo sviluppo di una green economy fra le effettive priorità per uscire dalla crisi

2. Orientando verso lo sviluppo della green economy le misure di riforma fiscale, la revisione delle spese, la riallocazione degli incentivi e l’accesso al credito

3. Facendo scelte più precise, incisive e orientate alla green economy nell’utilizzo dei fondi europei

4. Con scelte normative che riducano gli appesantimenti burocratici e che rafforzino, e non indeboliscano, la qualità ambientale del nostro sviluppo

5. Puntando sul protagonismo e la capacità innovativa delle imprese della green economy italiana 3

Nel messaggio che ha voluto gentilmente rivolgere anche quest’anno agli Stati Generali, il Presidente della Repubblica afferma: “Non è più tempo di indugi. La crisi economica e occupazionale impone delle scelte e chiede una decisa discontinuità culturale”. La green economy rappresenta tale discontinuità.

 
  • 1 Flash Eurobarometer381, SMEs, resource efficiency and green markets, dicembre 2013
  • 2Indagine condotta dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con il Consiglio Nazionale della Green Economy tra aprile e maggio 2014 su un campione di 437 rispondenti tra imprenditori e manager di impresa green.
  • 3 Relazione introduttiva di Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, agli Stati Generali della Green Economy 2014, |link|
 

Memberships

26 Lug 2010

La Fondazione supporta il Global Compact delle Nazioni Unite, è organizational stakeholder della Global Reporting Initiative, è membro dell' European Foundation Center di Bruxelles, dell'UNI, dell'ISWA (International solid waste associa tion),  fà parte dei gruppi di lavoro dell'Agenzia Ambientale Europea (EEA) e rappresenta l'Italia nei gruppi di lavoro del CEN (Comitato Europeo di standardizzazione).

 

                              

Il Global Compact delle Nazioni Unite (Patto Globale) è un network multi-stakeholder che unisce governi, imprese, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni sindacali e della società civile, con lo scopo di promuovere su scala globale la cultura della cittadinanza d'impresa. L'idea di fondo del Patto Globale è, infatti, quella per cui le imprese che hanno una visione strategica di lungo periodo orientata alla responsabilità sociale, all'innovazione e all'accountability, possono contribuire ad una nuova fase della globalizzazione caratterizzata da sostenibilità, cooperazione internazionale e partnership in una prospettiva multistakeholder.
Il Global Reporting Initiative (GRI), ideatore delle linee guida per il reporting di sostenibilità più utilizzate al mondo, è l’organizzazione internazionale multi-stakeholder a rete pionera nello sviluppo dei modelli di rendicontazione di sostenibilità più utilizzati a livello mondiale e impegnata nel loro continuo miglioramento. Il GRI pubblica lelinee guida per la realizzazione del Report integrato o One Report. Esso è un modello universalmente accettato per il reporting della performance economica, sociale e ambientale di un‘organizzazione.

l'UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione - è un’Associazione che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie - le cosiddette “norme UNI” - in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario.

La Fondazione è membro di ATA-ISWA Italia, Associazione che unisce Soci dal settore della gestione dei rifiuti e delle bonifiche a liberi professionisti, imprese, Istituti di Ricerca e grandi associazioni di categoria nazionale. E' inoltre mebro di ISWA International, che opera a livello mondiale con l’obiettivo di sviluppare e promuovere un corretto sistema di gestione dei rifiuti fondato sui criteri dell’eco – efficienza e della sostenibilità

Decreto Milleproroghe. Perplessità su rinnovabili ed efficienza energetica

27 Feb 2009
di Simone Togni

Le recenti norme emanate in tema di efficienza energetica dal Governo, possono essere considerate parzialmente soddisfacenti se analizzate alla luce del possibile blocco alle agevolazioni paventato in corso dei definizione del provvedimento, e anche in considerazione dell'attuale situazione finanziaria che a livello congiunturale il Paese affronta. Leggi tutto...