Gli stock di materiali: preziose miniere per l’economia circolare

Gli stock di materiali nell’UE sono una miniera urbana

Ogni europeo porta idealmente sulle spalle 344 tonnellate di materiale. Le case e gli uffici in cui abita e lavora, le strade, le automobili, il computer e il cellulare. Prodotti e infrastrutture che al loro interno accumulano e conservano materie prime. Sono gli stock di materiali che continuiamo in misura crescente ad estrarre e che per come sono ancora progettati e costruiti prodotti ed edifici difficilmente torneranno nell’economia sotto forma di materie prime seconde. Un recente report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), intitolato Material stocks in a circular economy, per la prima volta mette a sistema i dati sull’enorme accumulo di materia che sta alla base dell’economia europea.

Gli stock di materiali: un giacimento nascosto sotto i nostri piedi

Nel 2022 gli stock di materiali nell’Unione Europea ammontavano a 154 miliardi di tonnellate, l’11% del totale mondiale, in un’area che ospita solo il 5,5% della popolazione globale. Tra il 1970 e il 2022 questi stock sono quasi triplicati – da 117 a 344 tonnellate pro capite – seguendo da vicino la crescita del PIL europeo, ma a un ritmo ben superiore all’aumento demografico.

Di cosa sono fatti questi stock? Per il 93% di materiali da costruzione, soprattutto calcestruzzo e aggregati; il 4% è ferro e acciaio, il 2% legno, e solo l’1% restante comprende vetro, plastiche, metalli non ferrosi e minerali non metallici. Una quota esigua in peso, ma di grande rilevanza strategica: qui si trovano anche i materiali critici (CRM) – litio, cobalto, terre rare – essenziali per la transizione energetica.

Il 98,5% degli stock è concentrato in quattro categorie: strade, altre infrastrutture civili (ponti, gallerie, reti idriche, porti), edifici residenziali e non residenziali. Solo il restante 1,5%, pari a 2,3 miliardi di tonnellate, è rappresentato da prodotti come macchinari, automobili, elettronica e tessili.

Aumentano i consumi

La crescita continua degli stock è uno dei principali ostacoli alla transizione verso un’economia circolare. Sì, perché ogni anno nell’UE vengono impiegati ulteriori 6,2 tonnellate di materiali pro capite per ingrandire, mantenere o sostituire gli stock esistenti. Da questo punto di vista, i dati sui consumi individuali sono molto eloquenti. Tra il 2011 e il 2020 la superficie abitativa media per persona nell’UE è passata da 35,9 a 38,4 metri quadrati. Le auto per famiglia sono aumentate, e quelle nuove sono diventate più pesanti: nel 2023 la massa media di una nuova auto era di 1.545 kg, il 20,7% in più rispetto al 2001. Anche ipotizzando un riciclo teorico del 100%, non si riuscirebbe comunque a soddisfare tutta la domanda di risorse finché gli stock continuano a crescere.

L’opportunità: trasformare gli stock in miniere urbane

Per l’EEA gli stock di materiali accumulati possono diventare una fonte preziosa di materie prime secondarie, riducendo la dipendenza europea dalle importazioni. La concentrazione di oro nei rifiuti elettronici, per esempio, può essere cento volte superiore a quella del minerale grezzo.

Il rapporto individua alcune leve fondamentali, affinché questo potenziale si realizzi. La progettazione deve avere come obiettivo la longevità e la riparabilità in modo da ridurre la domanda di materiali nel lungo periodo. Il design finalizzato al riciclo – scegliere componenti facilmente separabili, evitare leghe complesse – facilita il recupero di materiali a fine vita. I passaporti digitali di prodotti consentono di non perdere informazioni preziose sulla composizione dei materiali nel corso della loro lunga vita utile.

Il rapporto accoglie quindi con favore alcune iniziative recenti: il Regolamento sull’Ecodesign per i Prodotti Sostenibili, la legge sulle materie prime critiche e il futuro Circular Economy Act. Tuttavia sottolinea che servirà un’attuazione rapida per sbloccare il prima possibile il mercato delle materie prime seconde, ancora non competitive rispetto a quelle vergini.

Una questione di sicurezza, oltre che di ambiente

In un contesto geopolitico in cui l’accesso alle materie prime è sempre più conteso, imparare a leggere il territorio europeo come un giacimento diffuso – fatto di cemento, metalli e minerali già estratti e lavorati – è una sfida che riguarda la competitività e la resilienza dell’Europa intera. L’economia circolare, in questo senso, non è solo una questione ecologica: è una strategia per smettere di dipendere dall’estero e cominciare a valorizzare ciò che, da decenni, costruiamo e accumuliamo sotto i nostri piedi.


Articolo originale del Circular Economy Network
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