Le difficoltà crescenti per il riciclo degli imballaggi in plastica

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

Alcune imprese che fanno il riciclo di imballaggi in plastica segnalano crescenti difficoltà a vendere la gran parte dei loro prodotti che si vanno accumulando nei piazzali e nei magazzini. Alcuni prodotti che si ricavano dalle bottiglie e dai flaconi in plastica si vendono ancora bene, ma molti altri no. I rifiuti delle plastiche miste (il plasmix) aumentano perché sono cresciuti gli imballaggi complessi, fatti con diversi strati di polimeri differenti e, per questo, più difficili e costosi da riciclare e che generano prodotti di basso valore. Altre plastiche, più riciclabili, con l’aumento delle quantità raccolte, sono diventate più difficili da vendere.

Le raccolte differenziate dei rifiuti in plastica stanno aumentando: negli ultimi 4 anni sono passate dal 37% degli imballaggi immessi al consumo al 41%. Poiché gli imballaggi in plastica sono aumentati – del 7% nello stesso periodo – le raccolte differenziate delle plastiche sono passate da 756 mila a 893 mila tonnellate, con un aumento di ben 137 mila tonnellate.

E’ in fase di approvazione un nuovo pacchetto di Direttive europee sui rifiuti e la circular economy che, fra l’altro, prevede di alzare il target obbligatorio di avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica almeno al 55% entro il 2025.

Supponendo che si mantenga il trend di crescita degli imballaggi in plastica degli ultimi anni, per raggiungere il target europeo, la quantità di rifiuti di imballaggio in plastica da avviare al riciclo arriverebbe a 1 milione e 356 mila tonnellate, ben il 51% in più di quelle attuali. Se non si risolvono i problemi attuali del riciclo dei rifiuti d’imballaggio in plastica, il nuovo target europeo diventa molto difficile da raggiungere.

A fronte di queste difficoltà, c’è chi se la prende col sistema Conai-Corepla e propone di dare la stura all’aumento dei Consorzi di filiera per i rifiuti in plastica.

Ovviamente i nuovi consorzi sono proposti per tipologie di imballaggi più riciclabili e con più mercato, a partire dalle bottiglie in plastica. Così avremmo quello che gli economisti chiamano “cherry picking” – il mercato che sceglie, o coglie, le ciliegie migliori e più facili da prendere, lasciando le altre – che, nel caso dei rifiuti degli imballaggi in plastica – per la gran parte composti da rifiuti difficili da riciclare e con poco mercato – metterebbe in crisi lo sbocco delle raccolte differenziate e in gravi difficoltà anche i Comuni.

Quindi che fare?

Servono interventi urgenti (un sostegno alla collocazione dei materiali da riciclo dei rifiuti delle plastiche, sia economico sia di sbocco) e di medio termine (per una maggiore riciclabilità di tutti gli imballaggi in plastica) da discutere e far partire con un confronto fra il Governo e i soggetti della filiera.

 


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 06/10/2017
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