In ricordo di Paolo Degli Espinosa

paolo degli espinosa
Di Edo Ronchi

Ieri, 4 ottobre, a Viterbo, a 91 anni, in seguito a una polmonite, è morto Paolo Degli Espinosa, socio fondatore e membro del Consiglio della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Ho conosciuto Paolo circa 40 anni fa, lui era già grande: un noto ingegnere dell’ENEA, esperto di energia, antinucleare, vicino a Legambiente. Nel 1987 scrisse un libro, molto apprezzato nel nostro ambiente in quegli anni, con Enzo Tiezzi, intitolato “I limiti dell’energia”.

Anche se siamo stati vicini per molti anni, con tante serate passate insieme, con tante riunioni e tante discussioni, mi è difficile riassumere il suo pensiero e il suo contributo all’ambientalismo. Era complesso e anche un po’ complicato, aveva spunti che a volte mi parevano geniali, ma quasi sempre difficili da cogliere per quel suo modo talmente ampio di argomentare da risultare non sempre chiaro. Comunque, riservandomi di tornarci con una riflessione più accurata, ci provo. Il suo pensiero di ambientalista e di uomo di sinistra era vario, curioso, critico e ricco di contaminazioni. La sua visione della vita, della società e dell’economia aveva dei riferimenti ben saldi: la buona qualità come meta; la responsabilità dei comportamenti, individuali e sociali; il ruolo decisivo nei cambiamenti delle città e della partecipazione.

Con la pubblicazione del suo libro, nel 2007, “Italia 2020, Energia e ambiente dopo Kyoto”, ebbe un ruolo importante nella impostazione delle attività della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, dal suo avvio nel 2008, sia nella visione aggiornata della sostenibilità dello sviluppo, sia nel cogliere le sfide, climatica e ambientale, come opportunità di rinnovamento: insieme sia di  decarbonizzazione, circolarità e rigenerazione del capitale naturale, sia  di nuovo sviluppo sociale ed economico.

 

 

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