Perché lo stallo mondiale delle rinnovabili elettriche è preoccupante

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

Sapevamo che le emissioni mondiali di CO2 lo scorso anno, nonostante l’Accordo di Parigi e la necessità di procedere a rapidi e consistenti riduzioni per  poter evitare una precipitazione drammatica della crisi climatica, erano aumentate dell’1.7%.  

Poi l’Agenzia Internazionale per l’Energia ci ha fornito anche i numeri di una delle cause di questo peggioramento: l’arresto della crescita della capacità addizionale, installata nel 2018, degli impianti per produrre energia elettrica con fonti rinnovabili.

Questa capacità addizionale da tempo aumentava: passando da 18 GW nel 2001 a 177 GW aggiuntivi all’anno nel 2017. Dopo quasi vent’anni, con aumenti annui sempre maggiori, ci stavamo abituando a ritenere inarrestabile la crescita mondiale delle rinnovabili elettriche. Ecco invece l’amara sorpresa del 2018: per la prima volta, dopo tanti anni, la crescita annua si è fermata allo stesso livello dell’anno precedente: a 177 GW.

Come mai? Lo stallo è il risultato di una somma algebrica di fonti calate e fonti aumentate, di Paesi che hanno aumentato e Paesi che hanno diminuito la nuova capacità installata. La capacità aggiuntiva annua degli impianti idroelettrici è diminuita da 25 GW nel 2017 a 20 GW nel 2018.

Il calo della potenza aggiuntiva degli impianti idroelettrici è in corso da alcuni anni: era a 44 GW aggiuntivi annui nel 2013. È probabile che la riduzione della nuova capacità aggiuntiva annua per questi impianti sia connessa, in molte regioni, con i cambiamenti climatici stessi che causano siccità prolungate, minori portate dei fiumi per lunghi periodi e minori accumuli nei bacini idroelettrici.

Mentre le bioenergie e l’eolico sono cresciute anche nel 2018, da 7 a 9 GW le prime e da 48 a 50 GW il secondo, il solare fotovoltaico, principale protagonista della crescita degli scorsi anni, si è fermato a 97 GW.

La frenata del fotovoltaico è stata causata soprattutto  dalla Cina che è scesa da 55 GW aggiuntivi del 2017 a 44 nel 2018, bruciando così un’altra convinzione: che in Cina la crescita delle rinnovabili, in corso da anni, dai 3 GW del 2001 agli 82 GW del 2017, fosse ormai galoppante e inarrestabile. Nel 2018, non solo il fotovoltaico, ma il totale della capacità aggiuntiva delle rinnovabili elettriche in Cina è invece diminuito: da 82 GW del 2017 a 77 nel 2018.

Interessante è anche il confronto fra Unione Europea e Stati Uniti: la prima, favorevole all’Accordo di Parigi e agli impegni per il clima, ha ridotto la nuova potenza elettrica rinnovabile aggiuntiva installata nel 2018 a 22 GW, rispetto ai 23 del 2017; i secondi, la cui Amministrazione attuale è contraria all’Accordo di Parigi, le hanno invece aumentate da 17 a 18 GW.

In Europa è proprio il caso di ridurre le chiacchiere e aumentare l’impegno. Negli USA, per fortuna, non tutto dipende da Trump: ci sono Stati e città americane che continuano il loro impegno per il clima sostenendo anche la crescita delle rinnovabili.

I dati di un anno non bastano per segnare un cambio di trend: sono però un segnale d’allarme da non sottovalutare. Secondo una traiettoria disegnata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, per attuare l’Accordo di Parigi, occorrerebbe installare in totale nel mondo dal 2018 al 2030, una capacità aggiuntiva di 300 GW ogni anno di impianti per fonti rinnovabili elettriche.

Siamo, invece, fermi a 177 GW.


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 24/05/2019
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