A Torino i Clean air dialogue, la Fondazione ha presentato l’Osservatorio Sharing Mobility come best practice nazionale

La Fondazione ed il Ministero dell’Ambiente hanno presentato l’Osservatorio Sharing Mobility come “best practice” nazionale. In occasione del Clean Air Dialogue, l’evento che si è svolto a Torino il 4 e il 5 giugno, organizzato dal Ministero dell’ambiente su invito del Commissario europeo per l’Ambiente, Karmenu Vella. Il maggiore uso e la diffusione della sharing mobility infatti implica la riduzione di tutti gli impatti della mobilità e dunque anche al miglioramento della qualità dell’aria.

All’incontro hanno partecipato il sindaco del Comune di Torino, ministri, Regioni, stakeholders e associazioni ambientaliste; un appuntamento importante per condividere e promuovere le misure più efficaci e best practices, promuovere le sinergie tra le politiche sulla qualità dell’aria, sul clima, sull’energia, sui trasporti, sull’agricoltura e sulla sanità pubblica.

I Clean air dialogue sono dialoghi bilaterali strutturati, previsti dal Clean Air Policy Package (il pacchetto di misure per la qualità dell’aria adottato dalla Commissione Europea nel 2013) che mirano a promuovere l’approccio collaborativo necessario per realizzare azioni volte a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre l’inquinamento atmosferico. L’intenzione è favorire il dialogo non solo tra la Commissione europea e il Governo degli Stati Membri ma anche tra i diversi settori che, a livello nazionale, contribuiscono all’inquinamento dell’aria (energia, trasporti, agricoltura, attività produttive) e tra i diversi livelli amministrativi (Stato, Regioni, Enti locali).

Il ministero dell’ambiente ricorda che l’Italia è gravata da due procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria: la 2015/2043 e la 2014/2147 relative al superamento dei livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10) in alcune Regioni italiane, eventuali sentenze di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea potrebbero imporre oneri economici di entità molto rilevante, nonché la possibile riduzione dei Fondi Strutturali per l’Italia.

In apertura dei clean air dialogue è stato sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio, sei Ministeri, regioni e province autonome, il protocollo “Aria Pulita”, che il ministero dell’ambiente definisce “un vero e proprio piano d’azione, tra governo, ministeri dell’ambiente, dell’economia, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole, della salute, Regioni e Province, che prevede misure a breve e medio periodo per il miglioramento della qualità dell’aria”.

Le misure del Protocollo riguardano i tre settori maggiormente responsabili dell’inquinamento: trasporti, agricoltura e riscaldamento domestico a biomassa.

Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri viene istituita l’Unità di coordinamento del Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria. L’Unità di coordinamento individua entro 6 mesi dal proprio insediamento, ulteriori misure eventualmente adottabili a livello nazionale e a livello locale in materia di contrasto all’inquinamento atmosferico e per il miglioramento della qualità dell’aria, formulando al riguardo puntuali proposte di razionalizzazione e di semplificazione.

Il Piano d’azione ha una durata di due anni ed è articolato in 5 ambiti di intervento: uno trasversale e quattro tematici. Per ciascun ambito di intervento sono individuate specifiche azioni operative inquadrate in una strategia unica e complessiva. Le misure trasversali vanno dalla razionalizzazione dei sussidi ambientalmente dannosi all’istituzione di un Fondo per il finanziamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, fino a 400 milioni di euro all’anno.

In ambito agricolo sono previsti interventi per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e limitazioni all’abbruciamento dei residui vegetali.

Nell’ambito della mobilità si introducono criteri ambientali nella disciplina della circolazione in ambito extraurbano, limitatamente ai tratti autostradali adiacenti ai centri urbani, con particolare riferimento alla riduzione dei limiti di velocità. Sono previste anche misure per il controllo delle aree a traffico limitato, linee guida per la classificazione dei veicoli elettrici ibridi per orientare gli incentivi verso le tecnologie elettriche ibride a minor impatto ambientale. Si prevede la possibilità di autorizzare nelle città la sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard e monopattini. Si disincentiva l’utilizzo di veicoli ad alte emissioni inquinanti. Infine, viene promossa la mobilità attiva, soprattutto nei percorsi casa scuola e casa-lavoro.

Sul fronte del riscaldamento civile sono previste dal piano d’azione misure di riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dalle stufe a biomassa e dagli impianti termici alimentati a biomassa, ma anche limitazioni all’utilizzo degli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio e la qualificazione degli installatori di impianti alimentati a fonti rinnovabili.

Dal piano, infine, si ribadisce la necessità dell’uscita dal carbone, prevista dall’Italia nel 2025, con un’accelerazione per le centrali termoelettriche che ricadono nelle aree oggetto delle procedure di infrazione, attraverso la loro chiusura o la loro trasformazione.

Durante l’incontro la Fondazione ed il Ministero dell’Ambiente hanno presentato l’Osservatorio Sharing Mobility come “best practice”. Il maggiore uso e la diffusione della sharing mobility infatti implica la riduzione di tutti gli impatti della mobilità e dunque anche il miglioramento della qualità dell’aria.

Link al PROTOCOLLO

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