Ecco il programma per la transizione alla green economy

Un decalogo verde per mettere l’Italia sulla strada della transizione alla green economy attraverso un programma di azioni che rendano più “verde” il Paese. Il Programma per la transizione alla green economy articolato in 10 proposte ed elaborato dal Consiglio Nazionale della Green Economy, è stato presentato e sottoposto all’attenzione dei politici nella giornata inaugurale degli Stati Generali.

“La consapevolezza delle sfide della nostra epoca, l’importanza decisiva della transizione alla green economy per affrontarle e l’impegno per le misure per attuarle devono essere criteri fondamentali per valutare le proposte politche e valutare se siano all’altezza dei tempi o inadeguate –ha dichiarato Edo Ronchi del Consiglio nazionale della green economy “
“Gli Stati Generali della Green Economy sono un’iniziativa che il Ministero dell’Ambiente sostiene e promuove dalla sua nascita – afferma il Ministro Gian Luca Galletti – perché rappresenta una grande occasione di confronto e una privilegiata sede di analisi e proposte per l’Italia del futuro. Qui cresce e trova alimento la cultura dell’ambiente come motore di sviluppo globale per la società italiana. Questa è anche la mia visione dell’Italia del domani, questa è la visione degli “Stati Generali”. Dialoghiamo su misure, progetti, programmi, interventi ma abbiamo tutti un obiettivo comune: sostenere e far crescere la green economy, e attraverso essa, far crescere il paese”.

Le 10 proposte di questo programma sono:
  • 1. Inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo. Una larga maggioranza di cittadini – il 58%- è abbastanza o molto informato sulla green economy e ben il 70% attribuisce importanza alle politiche pubbliche per l’attuazione delle misure di green economy. Nella graduatoria che fanno i cittadini degli elementi trainanti per lo sviluppo locale la green economy sta nel gruppo di testa , poco dietro la filiera agroalimentare, l’imprenditoria giovanile e il turismo , ma molto avanti rispetto alla manifattura e anche alle nuove tecnologie (Indagine condotta da Demetra e coordinata da Ketty vaccaro del Censis -2017 ). La green economy non è solo una visione del futuro , ma un percorso di cambiamento in grado di proporre soluzioni , impegnative ma praticabili ,dei principali problemi con i quali ci dobbiamo confrontare. La transizione alla green economy consentirebbe di valorizzare le potenzialità dell’Italia percorrendo l’unica via di sviluppo sostenibile oggi possibile.

  • 2. Fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza . L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti ai rischi del cambiamento climatico e ha un interesse strategico alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili .Per rispettare la traiettoria dell’Accordo di Parigi l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 e di oltre l’80% al 2050 rispetto a quelle del 1990 , deve raddoppiare il contributo delle fonti energetiche rinnovabili entro il 2030 – arrivando a coprire il 35% del consumo di energia – e rafforzare le misure per il risparmio e l’efficienza energetica per ridurre al 2030 i consumi di energia del 40% rispetto al loro andamento tendenziale. Quando servirebbe accelerare il passo , l’Italia sta rallentando nelle politiche per il clima: le emissioni di gas serra nel 2015 sono aumentate (+2,8%) , per il 2016 non ci sono ancora dati definitivi , ma stime di un lieve calo. Gli investimenti nelle rinnovabili sono dimezzati negli ultimi 4 anni : da 3,6 Mld nel 2013 a soli 1,7 Mld nel 2016. Nel settore elettrico le rinnovabili sono scese dai 120,6 TWh del 2014 a 107,9 TWh nel 2016. E nei primi 8 mesi del 2017 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è scesa ancora del 5% rispetto al 2016 . Le emissioni specifiche di Co2 per KWh, dopo essere calate per molti anni , hanno ripreso a crescere : da 309 gCo2/KWh nel 2014 a 330 nel 2016 .

  • 3. Puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse , che non ha futuro. Nel 2016 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 52,5% . Il riciclo è al 47,7% e lo smaltimento in discarica è sceso al il 25% con 7,4 Mton (la metà del 2010 ).Vi sono diverse Regioni che superano ormai il 60% di RD (Veneto, TrentinoAA, Lombardia Friuli, Emilia Romagna, Sardegna e Marche) ma ve ne sono 4 che sono ancora sotto il 35% (Sicilia, Molise, Calabria e Puglia). Nel 2016 gli imballaggi avviati al riciclo sono arrivati a 8,5 Mton pari al 67,1% (obiettivo UE 55%) ; la raccolta della frazione organica è cresciuta di 450 mila tonnellate ed è arrivata a 6,5 Mton ; la raccolta dei RAEE è cresciuta a 234,8 mila ton , pari al 31,8% dell’immesso al consumo medio nei tre anni precedenti , ancora lontano dall’obiettivo UE del 45% dal 2016.La forte crescita delle raccolte e del riciclo non è accompagnata da corrispondenti sbocchi di mercato con difficoltà in particolare per le plastiche e per la carta. Va migliorata la riciclabilità dei prodotti e sviluppato maggiormente il mercato delle materie prime seconde e dei beni riciclati . Occorre recuperare rapidamente i ritardi che permangono in alcune Regioni nelle dotazioni impiantistiche e nella quantità e nella qualità delle raccolte differenziate dei rifiuti. Gli smaltimenti , tramite incenerimento o discarica , dovranno diventare residuali e limitati solo agli scarti non riciclabili dei processi di selezione e di riciclo.

  • 4. Attivare un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi della green economy. Il Piano nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate , il « bando periferie», ha attivato progetti in 120 città per un importo totale di 2,1 miliardi . C’è un certo fermento di iniziative ,ma se confrontiamo le città italiane con altre città europee registriamo, tuttavia, un certo ritardo . Per esempio nessuna città italiana ha mai vinto o è stata inserita nella rosa dei finalisti dell’ European green capital award, istituito dalla Commissione Europea nel 2010. Occorre attivare percorsi diffusi di rigenerazione green delle città che , oltre che bloccare il consumo di suolo , devono definire progetti e interventi coordinati e integrati di manutenzione, recupero , riqualificazione del patrimonio esistente , di bonifica e riuso di aree inquinate , degradate e dismesse, di messa in sicurezza antisismica e idrogeologica.

  • 5. Far cambiare direzione alla mobilità urbana . L’Italia è fra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri annuali causati dall’inquinamento atmosferico : oltre 90.000 , 1.500 per milione di abitanti , più della Germania(1.100), del Regno Unito e della Francia (800). Sono migliorate le tecnologie, ma il traffico è rimasto elevato e le emissioni reali delle autovetture diesel e benzina sono risultate maggiori di quelle dichiarate. L’Italia è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto ,con oltre 600 autoveicoli, a benzina e diesel, ogni 1000 abitanti . Bisogna dare priorità nella allocazione degli investimenti pubblici nelle infrastrutture in favore della mobilità urbana, occorre arrivare a un divieto di immatricolazione per le auto diesel e benzina al 2030 ,si dovrà puntare sulle auto ibride e sul gas e soprattutto occorrerà promuovere con maggiore decisione l’elettrificazione e l’utilizzo di biocarburanti avanzati.

  • 6. Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile , di qualità e multifunzionale. L’Italia è il secondo esportatore di biologico al mondo , dopo gli USA, con 1,6 Mld euro nel 2015 . L’Italia è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016,con ben il 27,5% del totale europeo , davanti alla Francia con il 22,6%. la Superficie Agricola Totale è diminuita negli ultimi 20 anni del 24% e l’aumento degli eventi climatici estremi (siccità e alluvioni) stanno recando danni rilevanti all’agricoltura. Occorre promuovere e tutelare l’agricoltura italiana orientata alla qualità e alla sicurezza . Occorre preservare le aree agricole , i pascoli e il patrimonio forestale , valorizzando il loro ruolo strategico, multifunzionale e circolare, fermando il consumo di suolo agricolo e con misure di adattamento al cambiamento climatico.

  • 7.Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane . Le imprese della green economy in Italia hanno ormai un peso rilevante . Il 42% delle le imprese italiane è collocabile nella green economy . Occorre indirizzare meglio la digitalizzazione , al centro del Programma di Industria 4.0 , per dare impulso allo sviluppo della green economy ,con particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Occorre una riforma della fiscalità in chiave green per accompagnare il mercato verso processi, prodotti e servizi a basse emissioni ed ad alta efficienza nell’uso delle risorse, riallocando le agevolazioni dannose per l’ambiente.

    8.Tutelare e valorizzare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come asset per la qualità del benessere e il futuro dell’economia . Il sistema delle aree protette ha un’estensione di 9,5 milioni di ettari , il 21% della superficie terrestre . L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità .Negli ultimi sessanta anni la superficie forestale nazionale si è triplicata ,circa 11.1 milioni di ettari , il 37% del territorio nazionale.Dal 2012 gli incendi in Italia hanno bruciato 38.000 ettari di boschi all’anno, dal 1 gennaio al 25 ottobre 2017 abbiamo avuto un’impennata con 135.323 ha di boschi bruciati. Il consumo di suolo è passato dal 2,7% negli anni ’50 (8 mila Km²) al 7,6% (23 mila Km²) del 2016. Tra novembre 2015 e maggio 2016 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 50 chilometri quadrati di territorio, in media 30 ettari al giorno. Per migliorare la tutela di questi è necessario aumentare la consapevolezza dei cittadini, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni. Il consumo di suolo va fermato. Occorre una maggiore diffusione di strumenti volontari innovativi per tutelare e valorizzare il capitale naturale.

  • 9. Investire nella gestione delle acque per assicurare una risorsa strategica, per eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni. L’estate 2017 è stata la seconda più calda dal 1800 con 2,5° sopra media, con un ammanco di pioggia del 40% rispetto al periodo 1971-2000 (CNR-ISAC ). Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione , con un peggioramento rispetto al 2012 ,quando era il 35,6% ( ISTAT, Focus 2017 ) .Il 22% delle condotte ha più di 50 anni. Il territorio italiano esposto a pericolosità elevata di alluvione è pari a 12 mila Km² con 1,9 milioni di abitanti e a pericolosità media di 24 mila km² con 5,9 milioni di abitanti. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente , tra il 1980 e il 2015 l’Italia ha subito danni per 65 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi. Sono urgenti interventi per assicurare una buona e sufficiente distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano per tutti e per rinnovare e riparare le reti idriche e minimizzare le perdite. Occorre promuovere un più esteso riutilizzo – assicurando adeguati standard di qualità- delle acque derivanti dalla depurazione e di quelle sottoposte a interventi di bonifica dei siti contaminati. Il rischio alluvioni va affrontato con una gestione del territorio aggiornata al nuovo contesto climatico e con una realizzazione di interventi di prevenzione più rapida e incisiva.

  • 10. Rendere più efficaci le politiche pubbliche . La transizione alla green economy richiede impegnative e coerenti riforme e maggiore impegno delle amministrazioni pubbliche che devono operare, a tutti i livelli, con maggiore celerità ed efficacia . Il settore pubblico deve diventare un riferimento per le buone pratiche , le migliori tecniche e i migliori standard. Le pubbliche amministrazioni vanno qualificate e rafforzate , mobilitando e valorizzando le professionalità e le risorse migliori .Occorre rendere verdi tutti gli acquisti delle pubbliche amministrazioni , riconoscendo anche i costi e i benefici ambientali nella valutazione delle offerte più vantaggiose.Per affrontare le sfide impegnative di questa transizione occorre un maggiore impegno della ricerca pubblica , della formazione scolastica e universitaria e del supporto tecnico alla implementazione e alla diffusione dell’eco-innovazione.

Documenti e report

Download “Stati Generali della Green Economy: programma per la transizione alla green economy” Pubblicato il: 7 Nov 2017

Download “Stati Generali 2017: Relazione sullo Stato della Green Economy” Pubblicato il: 7 Nov 2017

Download “Edo Ronchi: presentazione del Programma per la transizione alla green economy” Pubblicato il: 7 Nov 2017

Video:Edo Ronchi presenta il Programma per la transizione alla green economy


 La sesta edizione dell'evento è stata organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, con il supporto della Fondazione Sviluppo Sostenibile, a Rimini all'interno di Ecomondo.
Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail