Economia circolare e intelligenza artificiale

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

La Ellen MacArthur Foundation ha pubblicato una ricerca su come l’intelligenza artificiale possa contribuire ad accelerare la transizione ad un modello di funzionamento circolare dell’economia (Artificial intelligence and the circular economy – AI as a tool to accelerate the transition 2019).

La ricerca, oltre all’approfondimento delle applicazioni dell’intelligenza artificiale allo sviluppo di modelli circolari nei settori degli alimenti e delle apparecchiature elettroniche, sviluppa analisi interessanti sui potenziali di tale tecnologia per accelerare la transizione all’economia affrontando tre nodi decisivi: la progettazione circolare di prodotti, di componenti e della scelta dei materiali, il funzionamento circolare dei modelli di business e l’ottimizzazione delle infrastrutture necessarie per la circolarità dei prodotti e dei flussi di materiali.

L’economia circolare richiede una progettazione innovativa dei prodotti, dei componenti e della scelta dei materiali, finalizzata a mantenere duratura nel tempo una loro utilizzazione di buona qualità, a prevedere e consentire cicli di riuso, una effettiva riparabilità e una completa e facilitata riciclabilità.

L’intelligenza artificiale può essere molto utile per elaborare una gran mole di dati e informazioni in tempi rapidi e fornire un supporto a tali complesse attività di progettazione innovativa. In particolare la scelta e l’impiego di nuovi materiali e di nuove sostanze chimiche, finalizzati a migliorare la circolarità dei prodotti e dei processi produttivi, richiedono l’elaborazione e la valutazione di grandi quantità di dati: sulle loro caratteristiche e proprietà fisiche e chimiche, sulla tossicità, la biodegradabiltà, la riciclabilità e sui sostituti disponibili.

Anche il funzionamento circolare dei modelli di business – come, per esempio, quelli per l’utilizzo di beni condivisi (sharing) o per la vendita dei servizi forniti dai prodotti – richiedono complessi interventi per organizzare il marketing, fissare i prezzi, gestire le vendite, assicurare l’assistenza ai clienti, far funzionare la logistica della distribuzione e della restituzione.

Questi modelli circolari di business sono più legati alla domanda di servizi e alla sua variabilità, rispetto a quelli tradizionali basati sulla vendita di prodotti. La maggiore variabilità della domanda richiede modalità più flessibili di gestione delle scorte di prodotti e di componenti, connesse con le modalità e le condizioni di quelli restituiti dopo l’uso. I modelli di business circolari richiedono anche piattaforme per far funzionare simbiosi industriale per l’impiego di sottoprodotti, per il commercio di materie prime seconde, di componenti e prodotti riciclati nonché per mettere in collegamento prodotti usati con i mercati di seconda mano.

Una caratteristica chiave dell’economia circolare è quella di non buttare via materiali e prodotti, ma di utilizzarli più a lungo possibile. La circolarità dei prodotti e dei flussi di materiali richiede quindi attività di preparazione per il riutilizzo, di verifica e riparazione, di riciclo dei rifiuti per le quali sono necessarie diffuse infrastrutture per la raccolta, lo smistamento, la separazione, il trattamento e la redistribuzione.

Se tali infrastrutture sono carenti e inefficienti, la circolarità diventa dispendiosa. L’ottimizzazione del funzionamento e della gestione di tali infrastrutture è una condizione necessaria per accelerare la transizione all’economia circolare.

Tale ottimizzazione richiede la capacità di gestire una gran massa di informazioni sui prodotti, sul mix di materiali eterogenei contenuti nei prodotti e su quelli che si possono recuperare separati con qualche trattamento e sulla loro qualità, su quelli effettivamente già recuperati, su quelli reimpiegabili e su quelli effettivamente riutilizzati. Lo stesso dicasi per le valutazioni sul riuso di prodotti e di componenti: sul potenziale esistente e le condizioni di manutenzione, riparazione e gestione per renderli effettivamente riutilizzabili.

 


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 01/02/2019
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