
Ogni giorno milioni di persone salgono su un autobus, una metropolitana, un treno. Per andare al lavoro, a scuola, per incontrarsi, per tornare a casa. Sono gesti abituali, spesso dati per scontati, eppure sono quelli che tengono insieme la vita delle città.
Il 17 aprile si celebra per la prima volta la Giornata mondiale del trasporto pubblico, un’iniziativa internazionale nata per riconoscere il ruolo essenziale che questi servizi svolgono ogni giorno nelle nostre vite e nelle nostre comunità.
Più di uno spostamento
Il trasporto pubblico è uno strumento di accesso al lavoro, all’istruzione, ai servizi essenziali per milioni di italiani. Non serve solo a muoversi: serve ad andare avanti, nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle opportunità. È un’infrastruttura invisibile che sostiene il funzionamento delle economie locali e rende effettivo quello che sempre più viene riconosciuto come un vero e proprio diritto alla mobilità. Dove funziona, riduce le disuguaglianze. Dove manca o è insufficiente, le accentua.
Il problema in Italia: i numeri
In Italia il problema ha dimensioni significative. Secondo il Green Paper sulla povertà dei trasporti elaborato dal Transport Poverty Lab della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, circa 7,3 milioni di cittadini vivono in aree con un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. Il divario territoriale è marcato: in alcune aree di Sardegna e Sicilia l’offerta scende sotto i 200 posti-km per abitante, contro una media nazionale di 4.623.
Quando la mobilità viene meno, non si perde solo la possibilità di spostarsi: si riduce l’accesso alle opportunità. E la dipendenza forzata dall’auto privata ha costi diretti per le famiglie — costi che pesano di più su chi ha redditi più bassi, e che si acuiscono nei momenti di instabilità internazionale, quando le fluttuazioni del prezzo dei carburanti si traducono direttamente in un aumento del costo della vita.
Un asse della transizione ecologica
Il ruolo del trasporto pubblico è destinato a diventare ancora più strategico nei prossimi anni. Il settore trasporti è l’unico in Italia a non aver registrato cali di emissioni dal 1990: ridurre il suo impatto richiede un rafforzamento deciso dell’offerta pubblica e della mobilità condivisa rispetto a quella automobilistica, più efficiente in termini di emissioni per passeggero trasportato.
Ma questa trasformazione potrà funzionare solo se sarà accessibile per tutti. Una transizione che lasci indietro cittadini e territori non è equa, e probabilmente non è nemmeno efficace.
Il futuro: un sistema integrato
Il trasporto pubblico è la struttura portante su cui si innestano le nuove forme di mobilità condivisa: sharing mobility, servizi on demand, soluzioni integrate. Come evidenziato dal Rapporto Future Ways 2024, la mobilità condivisa non sostituisce quella pubblica: la completa. Un sistema davvero integrato può offrire un’alternativa concreta all’auto privata, contribuendo a un’infrastruttura di trasporti più efficiente, meno emissiva e socialmente inclusiva.
Il contributo della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
Su questi temi la Fondazione per lo sviluppo sostenibile lavora attraverso il Transport Poverty Lab, il cui Green Paper sulla povertà dei trasporti rappresenta un primo inquadramento strutturato del fenomeno. Il confronto proseguirà a IBE Intermobility Future Ways 2026 , dove istituzioni, operatori e imprese saranno chiamati a ragionare su come costruire un sistema di mobilità più sostenibile ed equo.
In tutto il mondo, questa giornata è un invito a riconoscere il valore del trasporto pubblico nella vita quotidiana: nelle connessioni che crea, nelle opportunità che abilita, nei luoghi che rende accessibili. Perché dietro ogni viaggio c’è molto più di uno spostamento. C’è la possibilità di partecipare pienamente alla vita economica e sociale del Paese.
Per questo il trasporto pubblico non è solo qualcosa da celebrare oggi. È un’infrastruttura su cui continuare a investire.