di Edo Ronchi da HuffPost
La nuova legge prevede il ricorso, oltre che alla nuova tecnologia della fusione, anche a quella della fissione dell’uranio: una tecnologia degli anni cinquanta del secolo scorso, che si basa sull’uso di uranio arricchito come combustibile (prodotto da un ristretto numero di Paesi che dispongono di impianti di arricchimento), la cui fissione genera scorie radioattive, la cui radioattività dura anche migliaia di anni (il plutonio dimezza la sua radioattività in 24 mila anni). E non è nemmeno vero che la nuova legge prevede solo nuovi reattori SMR o AMR, ma anche di altro genere. La lettera c) dell’art. 3 della legge recita, infatti, “individuazione delle tipologie di impianti abilitabili, nel rispetto del principio della neutralità tecnologica e sulla base dei criteri della massima sostenibilità e sicurezza di cui alla disciplina dell’Unione europea, che utilizzino le migliori tecnologie nucleari, comprese le tecnologie modulari o avanzate, secondo le convenzioni o le definizioni adottate dall’AIEA”. I reattori nucleari a fissione sono continuamente cambiati in questi decenni, ovviamente, ma la tecnologia della fissione dell’uranio è rimasta la stessa.
“Avremo nuove centrali nucleari entro 7-10 anni in Italia”?
Per poter programmare i tempi di autorizzazione e di costruzione di una centrale nucleare occorre disporre di un sito dove collocarla, non basta, come dice questa legge, descrivere una procedura per sperare di arrivare un giorno a individuare questo sito. Ricordo il precedente della normativa per individuare un sito -meno impegnativo – per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi: sono passati 13 anni (4 anche con questo governo) e il sito non è ancora stato individuato. Ricordo che quando si è parlato di mettere uno di questi nuovi reattori sostenibili a Marghera, il Consiglio regionale del Veneto (governato dal centro-destra) ha votato una risoluzione decisamente contraria. Non risulta nessuna Regione italiana, in verità nemmeno un comune, disponibile a far costruire uno di questi reattori nucleari sul proprio territorio. Ed anche il consenso dei cittadini crolla quando si chiede la loro opinione sulla collocazione di un reattore nucleare nella loro provincia. Finché non si arriva a indicare la precisa e fisica localizzazione di questi nuovi reattori nucleari, parlare di tempi per la disponibilità di queste nuove centrali nucleari non ha alcun senso: fare programmi per la produzione di energia elettrica, basati su dati aleatori relativi al contributo di centrali nucleari, potrebbe rallentare lo sviluppo delle rinnovabili e mantenere maggiori quote di elettricità, molto costosa, prodotte col gas.
“Riparte la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia “?
Quanto costa la costruzione di una di queste nuove centrali nucleari, tipo SMR? Il riferimento empirico più solido a livello globale per la taglia da 300 MW è il reattore ad acqua bollente BWRX-300 di GE Vernova Hitachi, in costruzione nel sito di Darlington, in Ontario, il primo progetto SMR in costruzione nel mondo occidentale: costa 4,4-4,8 miliardi di dollari (Fonte: Ontario Power Generation (OPG) / Ministero dell’Energia dell’Ontario (Maggio 2025) e World Nuclear Industry Status Report (WNISR). Certamente i tifosi del ritorno al nucleare in Italia sosterranno che la cifra è molto alta e che in Italia, ripartendo quasi da zero, faremo miracoli di risparmio. Comunque, resta la domanda: chi ce li mette i soldi- non a parole, ma soldi veri e in quantità sufficiente – per costruire reattori nucleari in Italia? Non qualche decina di milioni per la ricerca o qualche sperimentazione, ma i miliardi necessari per costruire una centrale nucleare? Per ora non risulta nessuno. Salvo che non ci sia un sostegno di soldi pubblici, come avviene ovunque, perché questa tecnologia non è remunerativa per gli investimenti privati, per gli enormi investimenti che richiede, per i rischi, i costi assicurativi e quelli differiti di gestione delle scorie e del fine vita degli impianti, oltre che per i tempi molto lunghi di autorizzazione e costruzione. Ma la legge approvata recita, al comma 4 dell’art 4 “dall’attuazione delle deleghe legislative recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.” Quindi non ci sono investimenti privati e con questa legge non sono previsti investimenti pubblici per far partire la costruzione di centrali nucleari, salvo qualche milione per l’informazione, per la promozione della norma stessa. Siccome non risulta che una qualsiasi opera possa partire senza la copertura dei costi di realizzazione, non si può parlare di ripartenza della costruzione di centrali nucleari fino a quando non sarà risolta – ammesso che le disponibilità delle finanze pubbliche italiane lo consentano – questa condizione essenziale.