
La globalizzazione non si è fermata, ma è diventata più fragile. A dirlo è il rapporto del Centro Studi Confindustria “Materie prime critiche e resilienza delle supply chains”, che mette in fila numeri e tendenze di un sistema produttivo ancora fortemente interconnesso, ma sempre più esposto a shock e tensioni geopolitiche.
Un contesto instabile in cui aumentano dazi e barriere commerciali
Negli ultimi anni il quadro è cambiato rapidamente. Gli scambi internazionali restano su livelli elevati, ma crescono incertezza e protezionismo. Il 2025 segna un picco storico dell’instabilità economica globale, mentre aumentano dazi e barriere commerciali. In questo contesto, il commercio non è più solo uno strumento di crescita, ma diventa anche leva politica.
Le catene globali del valore continuano a reggere, ma sono più vulnerabili. L’Italia, con oltre il 37% della produzione manifatturiera legata a queste filiere, è tra i Paesi più integrati. Una forza, ma anche un punto debole: quando una fornitura si interrompe, l’effetto si propaga lungo tutta la catena produttiva.
Il nodo è quello delle dipendenze critiche. Il rapporto evidenzia come l’accesso a materie prime critiche e componenti essenziali sia concentrato in pochi Paesi, spesso extraeuropei. La Cina, in particolare, emerge come attore dominante in molte filiere strategiche, rafforzando una dipendenza che può trasformarsi in vulnerabilità.
I materiali critici per la manifattura italiana
I numeri italiani sono chiari: 364 prodotti risultano critici per la manifattura nazionale, con una dipendenza da forniture extra-UE che vale circa 26 miliardi di euro. Le criticità riguardano soprattutto energia e semilavorati, ma si estendono anche a settori ad alto contenuto tecnologico, dove la sostituibilità dei materiali è più difficile.
Alla base ci sono le materie prime critiche, indispensabili per la transizione energetica e digitale. Alluminio, rame, titanio e terre rare sono elementi chiave, ma la loro produzione è fortemente concentrata, rendendo le filiere esposte a tensioni geopolitiche e a possibili interruzioni.
La ricetta: nuove partnership e più riciclo
La direzione indicata dal rapporto è chiara: non si può abbandonare la globalizzazione, ma bisogna renderla più sicura. Diversificare le forniture, rafforzare le partnership e investire su riciclo ed economia circolare sono le leve principali per ridurre i rischi.
La partita delle materie prime, insomma, non è più solo industriale. È diventata una questione strategica, che riguarda sicurezza economica, autonomia e competitività del sistema produttivo.