Il quarto conto energia: obiettivi possibili?

di Andrea Barbabella

Il 12 maggio è stato pubblicato in GU il decreto ministeriale contenente “i criteri per incentivare la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici”.

Si tratta del primo di una serie di decreti attuativi del DLgs 28/2011 che, nei prossimi mesi, ridisegneranno i meccanismi nazionali di incentivazione della produzione di energia, non solo elettrica, da fonti rinnovabili. La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha predisposto due schede di sintesi per il DLgs 28/2011 e per il DM del 12/05/2011, disponibili in allegato, evidenziandone gli aspetto di maggior rilievo.

Nei mesi scorsi si è assistito a una grande mobilitazione da parte di operatori del settore e associazioni, per scongiurare il rischio che la riforma del sistema degli incentivi alle rinnovabili finisse per ostacolare uno dei pochi settori che, anche nel pieno della crisi economica, ha mantenuto elevati tassi di crescita di valore aggiunto e occupazione. Con la pubblicazione del decreto attuativo sul fotovoltaico, si può cominciare a delineare un primo “bilancio preventivo”, almeno per quella tecnologia che, a livello mondiale ed europeo come anche in Italia (nel 2010 il secondo mercato mondiale dopo quello tedesco), ha conosciuto i tassi di crescita più elevati tra le rinnovabili.

A questo proposito va osservato come il DM arrivi a valle di un anno particolarmente favorevole per il settore, alimentato da una rapida, e per alcuni versi imprevista, maturazione tecnologica e di mercato, ma con la complicità, almeno in alcuni casi e non solo in Italia, di sistemi di incentivazione troppo rigidi, incapaci di accompagnare in modo adeguato tali mutamenti. Che il 2010 sia stato un anno singolare lo dimostrano peraltro gli stessi scenari di crescita a medio termine: per la Germania la European Photovoltaic Industry Association prevede, già a partire dal 2011, una riduzione della nuova potenza installata rispetto al dato 2010, anno in cui è stato raggiunto il valore record di oltre 7 mila MW di nuova potenza installata (in un solo anno quasi l’intero obiettivo italiano al 2020 del Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili – PANER, luglio 2010).

Il nuovo meccanismo di incentivazione, definito dal decreto ministeriale, introduce un sistema basato su tetti di spesa semestrali, con l’indicazione di arrivare al 2016 a una spesa annua cumulata per l’incentivazione di tutta la produzione di energia elettrica da fotovoltaico (inclusa quella degli impianti esistenti, incentivati con i precedenti sistemi) compresa tra 6-7 Mld €. Secondo l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (febbraio 2011), nel 2010 in Italia gli incentivi per la produzione elettrica da tutte le fonti rinnovabili hanno raggiunto i 3,4 Mld € (inclusi quelli indiretti derivanti dalle quote d’obbligo dei CV), facendo segnare un +36% sul 2009. Oltre metà di questo incremento è riconducibile alla crescita degli incentivi per il fotovoltaico, a cui nel 2010 sono stati destinati poco più di 800 M€ (il 24% del totale). Rispetto a quanto previsto al 2016 dal DM, si tratterebbe quindi di aumentare di quasi un ordine di grandezza gli incentivi per il fotovoltaico, arrivando a conseguire, sempre secondo il decreto, l’obiettivo indicativo di potenza di 23 mila MW, quasi triplicando, quindi, con quattro anni di anticipo, il target fissato dal PANER.

Oltre ai tetti di spesa e agli obiettivi di potenza, il decreto fissa ovviamente i valori delle tariffe incentivanti, differenziate per taglia e per tipologia di impianto (su edifici o a terra). In realtà si possono considerare due sistemi di incentivazione distinti: uno per il periodo transitorio fino al 31.12.2012, basato su un meccanismo tipo feed in premium, come l’attuale conto energia); l’altro per il periodo successivo2013-2016, basato su una tariffa omnicomprensiva (tipo feed in tariff). Questi due sistemi sono accomunati da una forte progressività dell’incentivo, per il quale si prevedono riduzioni importanti in entrambi i periodi; inoltre, rispetto al precedente meccanismo di incentivazione, le riduzioni colpiscono maggiormente gli impianti con potenze superiori al MW e a terra. Oltre a questo il nuovo DM, come pure il precedente III Conto energia, prevede una serie di premi aggiuntivi a integrazione della tariffa, in favore ad esempio di abbinamenti con interventi efficientamento degli edifici o di impianti realizzati principalmente all’interno della UE.

Per quanto riguarda il periodo transitorio fino al 2012, le tariffe incentivanti si riducono del 35-50%, a seconda della taglia e della tipologia di impianto: ad esempio, un impianto sopra i 5MW a terra vede passare la tariffa da 264 a 133 €/MWh, ma anche per un piccolo impianto domestico su tetto, sotto i 3 kW, la tariffa si riduce sensibilmente, passando da 387 a 252 €/MWh. A questi valori va aggiunto ovviamente il ricavo derivante dalla vendita dell’energia. La prima impressione è che, dal confronto con le stime disponibili sui costi della produzione del fotovoltaico, partendo da un valore dell’incentivo abbastanza alto, anche in presenza di tassi di riduzione elevati è comunque possibile garantire una certa convenienza economica per gli impianti entrati in esercizio fino a fine 2012. Questo almeno per quelli di piccola taglia, magari su edifici, per i quali oltretutto nel periodo transitorio non sono previsti tetti agli incentivi. Viceversa, maggiori problemi si prospettano per i grandi impianti (secondo il DM grosso modo quelli maggiori di 1 MW sugli edifici e di 200kW a terra), per i quali viene individuato un tetto massimo incentivabile a fine periodo (580 M€ al 31.12.2012) e, a partire dal 1.09.2011, resa obbligatoria l’iscrizione a un apposito Registro, attraverso il quale si definisce il diritto di accesso alle tariffe incentivanti. Specie per i grandi investimenti, questo sistema potrebbe introdurre margini di incertezza eccessivi, con difficoltà di accesso al credito, anche in ragione delle forti riduzioni tariffarie da un semestre all’altro e dei ritardi che ancora si verificano durante l’iter amministrativo che porta all’entrata in esercizio degli impianti.

Per il secondo periodo di incentivazione, che va dal 2013 al 2016, è ancora più difficile fare previsioni. L’aspetto di maggiore criticità riguarda probabilmente l’andamento nel tempo delle riduzioni delle tariffe che, a differenza degli scenari di evoluzione dei costi di produzione, i quali indicano generalmente una progressiva stabilizzazione nel tempo, seguono un profilo più che lineare con tagli sempre più importanti. Tra il 2013 e il 2015 il DM prevede un ulteriore dimezzamento della tariffa omnicomprensiva (dopo quello del periodo di transizione, almeno per gli impianti più grandi); tariffa che, già nel 2016 per gli impianti di taglia maggiore, potrebbe attestarsi al di sotto del prezzo dell’energia. Ad oggi è difficile prevedere contrazioni nei costi di produzione in linea con quelli previsti dal DM per le tariffe, anche tenendo conto della incidenza crescente dei costi connessi a tecnologie più mature e con minori prospettive di miglioramento, come le componenti elettriche o i sistemi di sostegno.

In conclusione è difficile fornire oggi una stima affidabile degli impatti del decreto, e sarà necessario attendere almeno la fine dell’anno in corso, per verificare l’andamento del mercato dei piccoli impianti e il funzionamento del Registro. Resta il dubbio che, almeno sul medio periodo, possano emergere delle incongruenze tra lo schema tariffario previsto, il raggiungimento del tetto di 6-7 Mld € e l’obiettivo dei 23 mila MW di potenza. Tanto più che alla forte progressività nel tempo delle tariffe si aggiunge la possibilità, attraverso un meccanismo previsto dallo stesso decreto, di rivedere i valori delle tariffe stesse, ma solo riducendoli nel caso vengano superati i tetti di spesa semestrali. Viceversa, il decreto non prevede un sistema per intervenire nel caso in cui il tetto di spesa non sia raggiunto, presumibilmente a causa di livelli tariffari insufficienti. Anche il comma 3 articolo 2 non sembra fornire adeguate garanzie in questo senso, prevedendo una revisione delle modalità di incentivazione per favorire lo sviluppo del settore, ma solo “al raggiungimento del minore dei valori di costo indicativo cumulato”, ossia i 6 Mld € dell’art 1. In questo senso, insomma, il DM risponde alla necessità di avere sistema di incentivazione più flessibili, ma garantendo prioritariamente il contenimento della spesa piuttosto che il raggiungimento degli obiettivi di potenza.

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