Rinnovabili e falsi miti: che impatto hanno sul paesaggio?

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Una forte crescita delle rinnovabili rischierebbe di riempire l’Italia di distese di pannelli fotovoltaici e di pale eoliche, deturpando l’ambiente e rovinando il paesaggio. Questo timore sembra essere ancora diffuso nell’opinione pubblica, alimentato in alcuni casi anche da movimenti locali di opposizione alla realizzazione degli impianti e da alcune associazioni ambientaliste di matrice per lo più conservazionista. Cosa c’è di vero?

Il timore più grande sembra essere quello di dover destinare porzioni rilevanti di territorio alla generazione da rinnovabili e, in particolare, agli impianti fotovoltaici. È certamente vero che, rispetto a fonti energetiche estremamente concentrate come quelle fossili o il nucleare, per loro stessa natura sole e vento siano più diffuse sul territorio e per produrre la stessa quantità di energia richiedano più spazio. Ma quanto? Tanto da compromettere irreversibilmente ambiente e paesaggio?  

I numeri ci dicono in realtà che lo spazio che dovremmo dedicargli potrebbe essere più che gestibile. Prendiamo la peggiore delle ipotesi possibili, ossia di produrre tutta l’elettricità che ci servirà da qui ai prossimi 20 o 30 anni, quando a causa dell’elettrificazione degli usi finali ne consumeremo molto più di adesso, unicamente con pannelli fotovoltaici e pale eoliche. A questi impianti dovremmo dedicare circa 200 mila ettari di superficie, ossia lo 0,7% del territorio nazionale. Non si tratta certamente di un valore trascurabile, ma non sembra neanche essere una superficie tale da compromettere in maniera irreversibile il paesaggio, se ben gestita. Analogamente, non sembra neanche essere una superficie tale da incidere negativamente, come affermano alcuni, sulla produzione alimentare: per avere un paragone, i terreni agricoli sono pari a oltre 16 milioni di ettari, circa la metà della superficie nazionale, di cui quasi 4 oggi attualmente inutilizzati.  

In aggiunta a tutto questo, bisogna anche considerare che, proprio per limitare al massimo l’impatto paesistico e l’occupazione di nuovo suolo, la priorità nel fare gli impianti fotovoltaici dovrebbe andare alla parte già edificata del Paese, pari a oltre il 7% del territorio nazionale (ovvero da edifici, coperture, strade, infrastrutture, ma anche siti industriali dismessi etc.). 

Molti dei pregiudizi sull’impatto delle rinnovabili nascono spesso da una interpretazione errata della tutela ambientale, che viene intesa principalmente come salvaguardia integrale del paesaggio. Pensando agli impatti sull’ambiente delle fonti rinnovabili, tuttavia, bisognerebbe soprattutto ricordare che la crisi climatica oggi rappresenta la più grave minaccia ambientale e che le rinnovabili sono le nostre più preziose alleate per combatterla. L’attenzione su come e dove realizzeremo gli impianti rinnovabili deve restare altissima, per ridurre quanto più possibile l’impatto sul paesaggio, ma bisogna allo stesso tempo accettare il fatto che, proprio in nome della difesa dell’ambiente (nonché della nostra salute), nei prossimi anni dovremo realizzare un gran numero di impianti alimentati da fonti rinnovabili.  

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Link Falsi miti | Le rinnovabili rovinano il paesaggio

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