Un nodo cruciale per il riciclo dei rifiuti

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

L’Italia è leader europeo nel riciclo dei rifiuti speciali (77,2%), in quello dei rifiuti d’imballaggio (67,5%) ed è anche in buona posizione nel riciclo dei rifiuti urbani (44%). Il riciclo in Italia è ormai un settore industriale consistente, con circa 7.200 impianti e 133.000 addetti.

Una indagine della BEI, pubblicata il 9 gennaio scorso, rileva che ben il 71% dei cittadini italiani è favorevole a un impegno nel 2019 per il riciclo e le raccolte differenziate dei rifiuti: si tratta di una delle percentuali più alte a livello Europeo, degli Stati Uniti e della Cina e, in Italia, è quella che fa registrare il maggiore consenso dei cittadini rispetto a tutte le altre iniziative ambientali.

Una sentenza del Consiglio di Stato del febbraio 2018 ha stabilito che le Regioni non sarebbero titolate alla concessione delle autorizzazioni alla cessazione della qualifica di rifiuto (End of waste) dopo un’attività di riciclo nei casi non regolati con criteri definiti a livello europeo o con decreti del Ministero dell’Ambiente.

La sentenza ha avuto conseguenze rilevanti per il settore del riciclo dei rifiuti: per una parte delle autorizzazioni regionali ad attività di riciclo scadute o in scadenza e che quindi devono essere rinnovate e per le quali non ci sono né regolamenti europei né decreti ministeriali e per nuove attività di riciclo, in attesa di autorizzazioni e non regolate né a livello europeo né da decreti ministeriali.

Ovviamente nessuno pensa di fare attività industriali di riciclo che alla fine generino non prodotti, ma altri rifiuti: l’autorizzazione alla cessazione della qualifica di rifiuto dopo un riciclo è quindi cruciale e indispensabile per non fermare gli impianti e per far partire nuove attività nel settore.

Il governo, in occasione della legge di Bilancio, ha proposto in materia un emendamento con diverse formulazioni, ma sempre con due proposte presenti: una verifica delle autorizzazioni al riciclo esistenti con nuovi criteri stabiliti a livello nazionale e la definizione di criteri nazionali con i quali poi le Regioni potessero autorizzare caso per caso tali attività.

La prima proposta richiederebbe tempi lunghi di attuazione, personale per le verifiche e le procedure che le Regioni e le Arpa, già solitamente in ritardo per le autorizzazioni ordinarie, non hanno e creerebbe quindi un quadro di incertezza e di instabilità del settore del riciclo che sarebbe posto, per la gran parte e per lungo tempo, in una condizione di attesa di giudizio.

La seconda proposta allungherebbe i tempi dell’operativià, in attesa dei criteri del Ministero dell’Ambiente: criteri a lungo attesi e di complessa definizione. Con un’ulteriore contraddizione : è ormai pubblicata la nuova Direttiva europea sui rifiuti e l’economia circolare che regola all’articolo 6 proprio la cessazione della qualifica di rifiuti dopo un’attività di riciclo.

In questa materia non avrebbe quindi senso, a questo punto, stabilire un diverso regime nazionale che poi dovrebbe, fra pochi mesi, adeguarsi a quello europeo. A fronte delle numerose critiche, il governo ha ritirato l’emendamento alla legge di Bilancio.

Ora il tema è stato riproposto con emendamenti alla legge di conversione del decreto sulle semplificazioni all’esame del Senato. La soluzione di questa criticità – come proposto anche dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile insieme a diverse organizzazioni sia ambientaliste sia delle imprese – sarebbe quella di recepire il citato articolo 6, introducendo con norma di legge dello Stato, oltre alle condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto, anche criteri specifici per la loro uniforme attuazione caso per caso da parte delle Regioni, confermando la validità dei decreti ministeriali e delle autorizzazioni vigenti, salvo accertate criticità ambientali per le quali procedere secondo le norme vigenti.

Si tenga presente che l’articolo 6 della nuova Direttiva prescrive anche che tali autorizzazioni siano pubblicate, insieme agli esiti dei controlli delle autorità competenti. È previsto che il provvedimento e gli emendamenti sulla cessazione della qualifica di rifiuto vadano al voto in aula al Senato la prossima settimana: l’esito di questo voto avrà grande importanza per il riciclo in Italia.


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 18/01/2019
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