
In Italia milioni di persone incontrano ogni giorno difficoltà negli spostamenti in contesti dove l’uso dell’auto privata non è una scelta, ma l’unica alternativa possibile. Vivere lontano dai principali servizi, in territori dove il trasporto pubblico è scarso o assente, significa avere meno opportunità di lavoro, di studio e di accesso alle cure. È questa la condizione che l’Europa definisce povertà dei trasporti, un tema sempre più centrale nelle politiche per la transizione ecologica.
È partita in questi giorni la fase operativa del progetto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile dal titolo “La transizione equa della mobilità post-covid”, attività finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito del Fondo per la Ricerca Economico e Sociale (FRES). Un progetto della durata di 24 mesi dedicato alle aree interne e intermedie delle regioni italiane meno sviluppate.
La ricerca nasce in un momento particolarmente delicato. Il Regolamento europeo sul Fondo Sociale per il Clima riconosce infatti la povertà dei trasporti come una forma di vulnerabilità economica e territoriale che rischia di accentuarsi con la transizione ecologica. Misure come l’introduzione dell’ETS2 sui carburanti o nuove limitazioni alla circolazione nei centri urbani possono produrre effetti socialmente regressivi se non sono accompagnate da servizi di mobilità alternativi, accessibili ed economicamente sostenibili.
I numeri mostrano chiaramente la dimensione del fenomeno. Secondo il primo Green Paper del Transport Poverty Lab della Fondazione, in Italia si stimano circa 7 milioni di persone vulnerabili alla povertà dei trasporti, 7,3 milioni di cittadini che vivono in aree scarsamente servite dal trasporto pubblico e 1,2 milioni di famiglie che sostengono costi di mobilità superiori al doppio della media nazionale pur trovandosi in condizioni di rischio di povertà.
Per approfondire i comportamenti di mobilità in contesti territoriali spesso meno osservati dalle analisi tradizionali, saranno utilizzate metodologie innovative che integrano questionari digitali, rilievi GPS volontari attraverso l’app IoPollicino realizzata in collaborazione con GreenShare e analisi geospaziali dell’offerta di trasporto sviluppate dalla Fondazione Transform Transport.
L’ambizione non è soltanto quella di descrivere i comportamenti di mobilità e analizzare il fenomeno della povertà dei trasporti nelle aree interne, ma anche quella di fornire indicazioni per progettare politiche di mobilità sostenibile efficaci, fornendo strumenti concreti ai decisori pubblici per orientare gli investimenti in maniera mirata verso specifici territori e verso soluzioni capaci di ridurre le emissioni senza aumentare le diseguaglianze, come il trasporto pubblico a chiamata, la sharing mobility, la mobilità ciclabile e pedonale e altri servizi innovativi particolarmente adatti ai territori a bassa densità.
Al termine della ricerca saranno messi a disposizione un Summary for Policy Makers con raccomandazioni operative, un WebGIS interattivo per la mappatura delle vulnerabilità territoriali e un patrimonio di dati in modalità openaccess a supporto delle politiche pubbliche.
Nei prossimi mesi saranno presentate le diverse fasi della ricerca. A novembre è previsto un momento di confronto pubblico e di presentazione dei risultati preliminari è, nell’ambito di IBE – Intermobility Future Ways, il primo Forum Nazionale sulla mobilità condivisa che si terrà a Rimini.