Con la crescita del turismo serve maggiore attenzione ambientale

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

Il turismo a livello mondiale è in continua e forte crescita: gli arrivi internazionali dal 2000 al 2017 sono quasi raddoppiati, da 680 milioni a ben 1.322 milioni (UNWTO, 2018). Nel 2017 il turismo è cresciuto del 4,6% e ha generato, compreso l’indotto, 8.600 miliardi di euro, con 313 milioni di addetti, pari a ben il 10,4% del Pil mondiale e il 9,9% del totale dei posti di lavoro (WTTC,2018)

Il turismo è in forte crescita anche in Italia: nel 2017 gli arrivi di turisti hanno superato il massimo storico del 2016, con ben 122,3 milioni, oltre 5 milioni in più rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo quinquennio (2012-2017) gli arrivi complessivi da noi sono aumentati del 17,8% e le presenze del 12,1%. L’Italia in questo periodo ha visto crescere le dimensioni del turismo grazie, in particolare, all’aumento dei flussi provenienti dall’estero (+22,6% gli arrivi e +17,4% le presenze, ISTAT 2018).

Il turismo genera rilevanti benefici economici, diretti e indotti, e molti posti di lavoro. Il turismo può anche essere una modalità di conoscenza di paesi, di territori, di paesaggi, di città, di popoli e culture, di architetture e di arte, di prodotti e cucine locali e di rapporto rilassato con la natura e l’ambiente. Le persone che viaggiano a me sono sempre parse più aperte, più disponibili al dialogo e alla comprensione degli altri e delle diversità.

Il turismo, quando ben fatto, può generare effetti positivi per le persone che lo praticano. E’ in forte crescita per diverse e convergenti ragioni: la globalizzazione ha moltiplicato i mezzi di comunicazione, di conoscenza e di spostamento; lo sviluppo di alcuni grandi Paesi come la Cina ha aumentato la quota delle persone che viaggiano per turismo; sempre più persone hanno voglia di viaggiare, di conoscere luoghi, di passare periodi in modo rilassato e piacevole.

Attenzione, tuttavia, anche all’altro lato della medaglia: il turismo, per l’aumento delle distanze di viaggio e per l’uso crescente di modalità di trasporto ad alta intensità energetica – gli aerei e le automobili – contribuisce, in modo ormai significativo, all’aumento delle emissioni di gas serra.

In alcune zone, anche di pregio naturalistico e paesistico, lo sviluppo del turismo ha alimentato una forte cementificazione, rilevanti consumi energetici e idrici, produzione di rifiuti e scarichi non sempre adeguatamente trattati. Alcuni centri storici di pregio sono letteralmente invasi con effetti pesanti non solo per la loro vivibilità, ma per le trasformazioni di vie diventate una successione di bazar di souvenir e per la scomparsa dei residenti per far posto a ristoranti, bar e hotel.

E anche alcuni luoghi di pregio naturalistico hanno subito pressioni e danni per massicce presenze turistiche. Incoraggiando queste tendenze,il turismo finirebbe col tagliare il ramo della qualità ambientale sul quale è seduto. Il tema della sostenibilità ambientale del turismo non è certo nuovo: l’OCSE, per esempio, nel 2012 ha pubblicato uno studio interessante -“Green Innovation in Tourism Services”- nel quale sollecita la transizione alla green economy nel settore proponendo una serie di misure per ridurre gli impatti ambientali del turismo e per cambiarne i modelli di business verso forme non basate sul saccheggio delle risorse locali, ma di migliore qualità e con una visione di medio e lungo termine.

Date le tendenze in atto al forte aumento, il tema della sostenibilità del turismo va ripreso con maggiore determinazione, sollecitando sia un comportamento più informato e consapevole dei turisti, sia una maggiore responsabilità degli operatori del settore.

Degno di nota mi pare, a tal fine, il crescente interesse verso la proposta di coinvolgere le imprese dei servizi turistici in qualche forma di pagamento dei servizi eco-sistemici (PES), concordati e mirati a interventi locali di tutela e conservazione di beni naturali e ambientali.


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 06/07/2018

 

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