I danni e i costi ingenti della crisi climatica

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost


“I danni causati dal maltempo” è la formula più usata nelle presentazioni televisive e sulla carta stampata dei recenti disastri, provocati anche questo autunno, in diverse parti d’Italia da eventi meteorologici non più straordinari, ma certamente estremi: precipitazioni molto intense che vengono chiamate bombe d’acqua e venti fortissimi che stentiamo a chiamare uragani, anche se ci somigliano molto. Sono fenomeni generati dal cambiamento climatico, non dal maltempo stagionale, che stanno aumentando in tutto il mondo per frequenza e intensità.

Secondo il nuovo rapporto “EconomicLosses, Poverty and Disasters 1998-2017” dell’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (Unisdr) e del Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (Cred), negli ultimi vent’anni, dal 1998 al 2017, le perdite economiche mondiali causate da eventi atmosferici estremi, generati dal cambiamento climatico, sono state pari a 2.245 miliardi, con un aumento del 151% rispetto ai vent’anni precedenti, dal 1978 al 1997, quanto le perdite complessive erano state 895 miliardi. Il numero dei disastri legati ad eventi meteo-climatici rispetto al ventennio 1978-1997, è raddoppiato: da 165 a 329 eventi ogni anno.

La maggior parte delle catastrofi è stata causata da eventi meteorologici estremi legati al cambiamento del clima. Il maggior numero di disastri naturali è causato da alluvioni (43,4%) da tempeste o uragani (28,2%), temperature estreme (5,6%), frane (5,2%), siccità (4,8%) e incendi (3,5%).

Complessivamente 2 miliardi di persone hanno subito i danni delle alluvioni tra il 1998 e il 2017. Nello stesso periodo tempeste e uragani che hanno provocato la morte di 232.680 persone. Se gli impatti economici di tali disastri è maggiore nei Paesi più sviluppati, la perdita di vite umane è maggiore nei Paesi meno avanzati. La vulnerabilità delle popolazioni più povere è molto più elevata: la probabilità di morte per eventi naturali o meteorologici di chi abita in Paesi poveri è sette volte più alta rispetto a quella di persone che abitano in Paesi più ricchi.

L’Italia è fra i Paesi più colpiti dagli eventi atmosferici estremi, al settimo posto al mondo per i danni subiti, dopo Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Puerto Rico e Germania e prima di Thailandia, Francia e Messico.

Forse sarebbe il caso di impegnarsi di più a tagliare le emissioni di gas serra, in modo più consistente e più rapido ed anche a adottare, in fretta, misure di adattamento per ridurre l’esposizione ai rischi crescenti e contenere i danni, invece di inveire contro il maltempo e limitarsi a sperare che il tempo migliori.


Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 16/11/2018
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