La transizione all’economia circolare non è una passeggiata

di Edo Ronchi

dal blog HuffingtonPost

Dal 1970 il prelievo mondiale di materiali è quasi triplicato, passando da circa 26,7 a 84,4 miliardi di tonnellate nel 2015. Con il trend attuale il consumo di materiali raddoppierà ulteriormente antro il 2050, arrivando a 170-184 miliardi di tonnellate (Report of the International Resource Panel. UNEP 2017).

Aggiungendo agli 84,4 di materiali prelevati gli 8,4 di quelli provenienti dal riciclo, si hanno circa 92,8 miliardi di tonnellate consumati nel mondo: 37,8 miliardi di tonnellate sono materiali da costruzione consumati in un anno; 27,8 sono biomasse per l’alimentazione e altri usi; 16,6 sono combustibili fossili e 9,5 sono minerali usati per produrre metalli. Questa enorme massa di materiali genera circa 19,4 miliardi di tonnellate di rifiuti: 8,4 sono riciclati, il 43% dei rifiuti prodotti e che sono solo il 9,1% del totale dei materiali consumati.

Questi numeri danno un’idea del perché il nostro modello lineare di economia sia diventato insostenibile e del perché sia necessario cambiarlo, per arrivare ad un modello circolare che riduca il prelievo di risorse e le mantenga in un ciclo di utilizzo il più a lungo possibile.

Un cambiamento di questa portata è una sfida molto impegnativa. Solo il 9% dei materiali consumati al mondo deriva dal riciclo dei rifiuti: questa quantità può e deve essere raddoppiata, ma non basta. Per imprimere un funzionamento circolare all’economia mondiale, riducendo in modo consistente il prelievo di materiali e colmando il gap di circolarità esistente, occorre fare anche molto altro, oltre al riciclo dei rifiuti.

Il Circle Economy, un’autorevole organizzazione internazionale con sede ad Amsterdam, nel suo recente rapporto (The circularity gap report 2019) indica sette priorità per superare l’enorme gap di circolarità dell’economia attuale:

  • Puntare su risorse rigenerative: assicurare che siano utilizzate, in modo efficiente, risorse rinnovabili, riutilizzabili e non tossiche, come materiali e fonti energetiche.
  • Preservare e prolungare l’uso di ciò che è già prodotto: mantenere, riparare e aggiornare prodotti usati, per massimizzare la loro vita utile e riportarli ad una seconda vita, attraverso strategie di restituzione del prodotto usato, quando possibile.
  • Usare il rifiuto come una risorsa: utilizzare i flussi di rifiuti come fonti di risorse secondarie e riprendere il rifiuto per il riutilizzo e il riciclo.
  • Ripensare il modello di business: considerare le opportunità di creare maggior valore e di ottenere vantaggi attraverso modelli di business che costruiscano l’interazione fra prodotti e servizi legati al loro utilizzo prolungato.
  • Progettare per il futuro: adottare una prospettiva sistematica, durante il processo di progettazione, per impiegare i materiali più idonei per una appropriata vita utile e per prolungare l’uso futuro.
  • Incorporare la tecnologia digitale: tracciare e ottimizzare l’uso delle risorse e rafforzare le connessioni fra gli attori della catena di produzione e distribuzione, attraverso le piattaforme e le tecnologie digitali.
  • Collaborare per creare una consapevolezza condivisa: lavorare insieme per tutta la catena di produzione e distribuzione, coinvolgendo le organizzazioni private e il settore pubblico, per aumentare la trasparenza e quindi la conoscenza dei dati in gioco e fare dell’economia circolare un valore condiviso.

Articolo originale pubblicato su Huffington Post Blog in data 22/02/2019
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