Una mobilità…ferma da troppo tempo

di Raimondo Orsini

Quello che un po’ sorprende, nel boom “mediatico-climatico”degli ultimi anni, è che anche fra gli addetti ai lavori il ruolo dei trasporti e della mobilità in generale sia abbastanza ignorato. Si parla ovunque della produzione di energia come unica causa dei problemi ambentali mentre il suo utilizzo tutto sommato non spaventa. In realta’ il trasporto e’ la vera pecora nera dell’ambiente

L’utilizzo dei mezzi di trasporto e’ responsabile per quasi il 30% del riscaldamento globale del pianeta, un valore piu’ alto di quello della produzione di energia e del settore industriale.

E, fatto veramente importante, in Europa il trasporto e’ l’unico settore che, nonostante la nuova produzione di motori piu’ puliti, invece di diminuire le proprie emissioni di anidride carbonica. le continua ad aumentare inesorabilmente (dal 1990 ad oggi +25%). E l’Europa non e sola in questa disfatta: in Cina la crescita delle emissioni atmosferiche provenienti dai trasporti continua a salire vorticosamente, ed anche in Sudamerica ed Africa, dove lo sviluppo economico e’ meno veloce, il trend negativo dell’impatto ambientale dei trasporti sull’atmosfera e’ comunque del 5 % annuo.

Lo stile di vita che stiamo tenendo porta inevitabilmente ad un’esaltazione della mobilita’: volare con un low-cost per il week-end in una capitale europea e’ oggi facilissimo; bere vino californiano in Italia e mangiare mozzarella di bufala a Parigi e’ oggi una moda abbordabile. Lo sviluppo economico e tecnologico porta inesorabilmente a decuplicare la quantita’ di merci e di persone che si muovono quotidianamente sul pianeta. Vogliamo piu’ merci, piu’ viaggi, piu’ prodotti disponibili per poter scegliere il meglio, ovunque, in qualsiasi momento. Ma chi paga il conto ambientale di queste attivita’? E’ possibile limitarne gli effetti negativi ambientali?

Lo slogan della nostra Fondazione (…preso in prestito da Einstein) dice che “I problemi non possono essere risolti utilizzando gli stessi schemi mentali che hanno contribuito a crearli” . Applicato alla mobilità, ciò potrebbe voler dire che una tale crescita esponenziale della mobilita’ di persone e merci non può essere affrontata seguendo per inerzia modalita’, logiche e scelte relative ad epoche passate, senza seguire nuovi criteri di priorita’ ambientale e di sostenibilita’ ecologica: la crescita sta raggiungendo un punto di non sostenibilita’. “Let’s do more with less!” diceva piu’ di 50 anni fa’ un visionario ingegnere canadese antesignano della sostenibilita’. Questo dovrebbe essere lo slogan di oggi per lo sviluppo dei trasporti: trasportare anche di piu’, se necessario, ma con un minor consumo di energia e di risorse.

Abbiamo bisogno di scelte che, rispondendo ai ritmi elevati di sviluppo della mobilita’, possano offrire maggiore efficienza energetica e rispondere meglio ai segnali del pianeta. Come fa’ il treno. Nonostante la sua età e alla sua dimensione “storica”, gli ultimi dati europei confermano che e’ il treno ad offrire i vantaggi ambientali e sociali piu’ importanti (in materia di consumo energetico, emissioni atmosferiche, congestioni, incidentalita’, etc.). Un aereo nella fase di decollo inquina come 10 treni ad alta velocita’. Un treno puo’ trasportare le merci di 50 camions, consumando un terzo dell’energia. Un viaggio in treno da Roma a Milano, anche in alta velocita’, costa energeticamente 3 volte di meno rispetto allo stesso viaggio in auto e 5 volte in meno rispetto al viaggio in aereo, offrendo al pianeta un risparmio di diverse tonnellate di anidride carbonica. Non sono dati da poco. Eppure in un solo anno (il 2002) le compagnie low-cost hanno introdotto 25.000 nuovi voli in Europa,  mentre le merci ancora vengono trasportate prevalentemente in camion (73% contro il 17% della ferrovia).

Il Libro Bianco della Commissione UE sui Trasporti puntava ad una rivoluzione “sostenibile” dei trasporti e ad un “modal shift” dal trasporto su strada e via aerea a quello su ferrovia. L’Agenzia Europea dell’Ambiente, valutando la politica europea fino al 2008 lancia invece un messaggio nella bottiglia: non c’e’ stata nessuna rivoluzione, e le percentuali sono quelle di sempre! E vedere la Commissione Europea in difficolta’, che pubblicamente critica se’ stessa per le scelte sbagliate, e’ un’ulteriore segno della ravita’ del problema. Non stiamo andando nella giusta direzione: questo dicono le analisi europee. E’ necessario ripensare il concetto di mobilita’ ed ammettere che  i due fattori finora dominanti nelle scelte (tempi e costi) vanno obbligatoriamente coniugati, fin dal momento della pianificazione delle infrastrutture, con un terzo fattore altrettanto fondamentale: la sostenibilita’ ambientale.

La nuova metropolitana di Copenhagen e’ stata costruita prima del quartiere che avrebbe dovuto servire. Gli edifici, le abitazioni, i centri commerciali, l’universita’, sono stati realizzati dopo la costruzione della metro, e proprio grazie ad essa. Non e’ un buon esempio da seguire? Il piu’ importante studio europeo sulle esternalita’ del settore dei trasporti ha poi confermato che la modalita’ stradale e quella aerea, essendo sostanzialmente energivore e ad alto livello di emissioni inquinanti (oltre che causa di incidentalita’ e congestione) costano indirettamente alla collettivita’ molto di piu’ di quanto non si rifletta nel puro costo diretto del servizio, cioe’ nel biglietto o nelle tariffe. Quello che non paghiamo per il trasporto in auto, camion ed aereo, lo paghiamo cash in spese mediche per incidentalita’, ore di lavoro perdute,malattie polmonari, danni all’agricoltura da alluvioni e siccita’, etc. Siamo sicuri che ci convenga continuare cosi’?

E se lavorassimo in Italia ad un piano strategico della mobilità   sostenibile che integri gli obiettivi di crescita economica con quelli di riduzione delle emissioni?

1IWW/INFRAS: External Costs of Transports

 

 

 

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