Il nuovo documento IPCC sull’obiettivo 1,5°C entro fine secolo

A Parigi fu richiesto all’IPCC di redigere una Relazione in grado di delineare il percorso necessario per contenere il riscaldamento globale medio terrestre a fine secolo entro gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Nell’ultimo Assessment IPCC AR5 era stato infatti quantificato solo lo scenario a +2°C, secondo l’Accordo di Copenhagen.

Della Relazione speciale, la SR15, che verrà pubblicata integralmente entro settembre 2018, è stata elaborata una prima bozza, terminata nella prima metà del 2017 e sottoposta alla revisione tra luglio e settembre. La bozza è stata elaborata anche in vista della richiesta dei governi di avere un Summary for Policymakers , una sintesi politica, in forma chiara e concisa. La bozza è di lettura piuttosto complessa e lascia intendere un’altrettanta complessità della Relazione finale, ma gli avvisi sono espliciti. I punti cardine del sommario sono i seguenti:

  • Il mondo si è riscaldato di almeno 1 °C rispetto ai tempi preindustriali. Al ritmo attuale arriveremo a +1,5°C entro il 2040, per aumentare nel resto del secolo. Alcune regioni e Paesi, tra cui l’Italia, supereranno quasi sicuramente gli 1,5 °C prima di quella data.
  • Gli impatti dei cambiamenti climatici sono già visibili sotto forma di eventi meteorologici estremi, dall’innalzamento del livello del mare con i relativi impatti sugli ecosistemi e sulle popolazioni. Già a +1,5 ° C, le barriere coralline tropicali sono ad alto rischio. L’Artico potrebbe diventare quasi senza ghiaccio nei mesi estivi, con conseguenze irreversibili anche per gli oceani.
  • Anche un mezzo grado di ulteriore riscaldamento comporta comunque il rischio di inondazioni, siccità, scarsità d’acqua e intense tempeste tropicali. Ci sono effetti a catena: ridotte rese dei raccolti, estinzione di specie e trasmissione di malattie infettive come la malaria. Queste pressioni moltiplicano la minaccia della fame, della migrazione e dei conflitti a carico dei più deboli e degli emarginati.
  • Le comunità povere e costiere saranno colpite più duramente. Esse stanno già subendo minacce dal clima che cambia. Sia nello scenario degli 1,5 °C che dei 2°C questi effetti aumenteranno.

Il sommario del Rapporto delinea anche le implicazioni della transizione necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi:

  • Tagli alle emissioni “rapidi e profondi”. Si tratta di cambiamenti di grande entità che richiedono maggiore pianificazione, coordinamento, innovazione e riorganizzazione delle governance con una urgente globalizzazione dei fattori di scala.
  • In tutti gli studi la deve essere eliminata dall’atmosfera nella seconda metà del secolo. Inoltre, Non ci sono, per ora, tecnologie credibili e l’impresa appare titanica. I fabbisogni vanno da 380 a 1130 Gt di da rimuovere dall’atmosfera dopo che le emissioni sono state minimizzate e tutto ciò che può essere tagliato è stato tagliato. Le cifre di cui si parla sono da metà al doppio del carbon budget residuo per gli 1,5°C, quindi una quantità enorme. In secondo luogo si tratta di compensare il temuto overshoot, cioè il superamento temporaneo degli 1,5 °C nel corso del secolo che molti degli studi presi in esame dall’IPCC prevedono, per effetto dei ritardi della decarbonizzazione: più i tagli delle emissioni saranno in ritardo, più emissioni negative saranno necessarie. Le emissioni serra non, perduranti a fine secolo, devono essere compensate. La relazione esclude il ricorso alla geo-ingegneria e al solar management, accreditando invece l’afforestazione e la BECCS, una tecnologia che combina la generazione elettrica a biomasse con la cattura e il sequestro del carbonio nel sottosuolo.
  • C’è un’alta probabilità che i livelli di rimozione di implicati negli scenari potrebbero non essere raggiungibili a causa delle dimensioni e della velocità dei flussi richiesti e di possibili incompatibilità con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. La domanda di bioenergia per il BECCS può andare in conflitto con gli usi agroalimentari del suolo.

La bozza del Sommario sottolinea inoltre l’importanza delle politiche urbane in un processo di transizione sostenibile verso gli obiettivi climatici. Queste politiche dovranno essere rapide e sistemiche perché saranno un elemento critico di una transizione accelerata verso il mondo degli 1,5 °C. Ma la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C è associata a un’opportunità di innovazione della governance globale, nazionale e subnazionale, e ai co-benefici dell’adattamento e la mitigazione climatica nell’ambito dello sviluppo sostenibile. È infatti in corso a scala globale un aumento dell’urbanizzazione che rende più difficile il disaccoppiamento della crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra.

La pubblicazione di questo Sommario lancia un vero e proprio allarme ai decisori politici e a tutti noi. Il mantenimento dell’aumento del riscaldamento entro gli 1,5°C si complica, dato che le emissioni di gas serra mondiali non diminuiscono adeguatamente (sono di nuovo aumentate nel 2017) e che la rimozione della dall’atmosfera può rappresentare un ostacolo insormontabile.

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