Transizione alla green economy, Ronchi incontra i parlamentari

Per le nostre società contemporanee l’economia è un nodo decisivo sia della insostenibilità, sia della sostenibilità dello sviluppo. È il nodo più difficile da affrontare, ma non è possibile ignorarlo o sottovalutarlo, specie se si ha a cuore l’efficacia di una proposta nel raggiungere i fini dichiarati.
Da questa convinzione parte “La transizione alla Green Economy” (Edizioni Ambiente, pag.215) il saggio di Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presentato oggi alla Camera dei Deputati in un confronto aperto con i parlamentari, che indica la strada per un’economia che possa essere alla base di uno sviluppo umano capace di futuro e quindi sostenibile in uno spazio ecologico limitato .

Le emissioni di CO2 causano un danno il cui costo non ricade direttamente su chi le genera ma si distribuisce globalmente. Gli effetti delle emissioni di oggi si faranno sentire per un lungo termine e, per l’accumulo e la loro lunga permanenza in atmosfera, saranno maggiori per le future generazioni. I costi del taglio delle emissioni dovrebbero essere invece sostenuti oggi, per prevenire danni cumulativi più gravi in futuro. I mercati per funzionare richiedono l’esistenza di diritti di proprietà ben definiti e una corrispondenza, personale e temporale, fra costi e benefici. Per queste ragioni il cambiamento climatico potrebbe segnare il più catastrofico fallimento della storia dell’economia di mercato.

C’è bisogno di una nuova narrazione, di una storia positiva sulle nuove opportunità che l’umanità ha per “aprire nuove strade alla prosperità con un messaggio positivo capace di dare speranza, di generare innovazione e svariate nuove possibilità” (Rockström, Klum, 2015). “Questa per me-afferma Edo Ronchi- è la transizione alla green economy”.

Partendo da un dato di fatto: salvo alcuni casi anche rilevanti, la politica nelle sue espressioni più rappresentative stenta a porre nella sua concreta agenda, specie quella di governo, la transizione
alla green economy fra le reali priorità. Questo dato di fatto comporta difficoltà di non poco conto e andrebbe affrontato con maggiore cura anche dalle parti politiche interessate a temi tanto complessi. Il salto culturale, di visione, richiesto da questa transizione è piuttosto impegnativo e non è affatto una passeggiata per le culture politiche contemporanee. “Tenere conto delle future generazioni che non votano e di impegni e problematiche che vanno oltre il temine dei pochi anni delle legislature – afferma Ronchi – è questione non semplice per la politica, specie quando è carente di ciò che la rende preziosa e di qualità: le grandi visioni e i forti valori di riferimento”.

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